lunedì, Luglio 22, 2024
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    FRE come “Caronte” esplora l’ipocrisia della società. l’intervista

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    Abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con FRE per parlare del suo nuovo brano “Caronte”, disponibile su tutte le piattaforme digitali. Questo pezzo, prodotto dal compositore di musica cinematografica Giovanni Di Bernardo, rappresenta un viaggio introspettivo attraverso le ipocrisie della società, utilizzando la figura mitologica di Caronte come metafora, una riflessione profonda sul viaggio della vita e sulle emozioni che ci accompagnano lungo il cammino.

    Caronte Fre

    Nel corso della sua carriera, FRE ha collaborato con icone dell’hip hop italiano come Vacca, Dj Fede, Ronnie Jones, Vincenzo da Via Anfossi, Tormento e Bassi Maestro, maturando artisticamente e tecnicamente. Il suo album da solista “Gomorrista” e singoli di successo come “Sott’acqua” e “Un’estate da bere” hanno mostrato la sua versatilità e la capacità di affrontare temi importanti con autenticità e profondità.

    In questa intervista, FRE ci parla del significato di “Caronte”, della sua collaborazione con Giovanni Di Bernardo e di come le sue influenze culturali e le esperienze personali si riflettano nella sua musica. Scopriamo insieme cosa ha da dire su questo nuovo capitolo della sua carriera.

    Intervista a FRE

    Il tuo nuovo brano “Caronte” esplora l’ipocrisia della società attraverso una metafora mitologica. Puoi parlarci di come è nata l’idea per questo brano e cosa rappresenta per te Caronte?

    Corretto. Devi immaginarti il brano come un viaggio che attraverso le varie metafore ti regalano delle immagini che in qualche modo dovrebbe toccare, per alcuni di più per altri di meno, i vari avvenimenti che ti sono accaduti nella vita. Diversi si sono ritrovati nelle varie situazioni del pezzo. Caronte trasportava le anime in cambio di Denaro, la moneta che ti garantiva il passaggio verso l’aldilà, se ci pensiamo bene la nostra società è così, c’è sempre uno scambio, per riuscire ad ottenere qualcosa. Probabilmente è sempre stato così. E’ nato per caso, da una bozza di testo, dopo l’ascolto della musica mi è venuto fuori tutto un po’ di getto. Di solito le cose spontanee hanno più autenticità e le cose ragionate diventano un po’ plastiche quindi la prima cosa che rappresenta questo brano è l’autenticità… se lo ascolti e ti tocca sei una persona autentica.

    Fre

    Il brano è prodotto da Giovanni Di Bernardo, un compositore di musica orchestrale e cinematografica. Come è nata questa collaborazione e come ha influenzato il sound di “Caronte”?

    Il brano Caronte esiste perché c’è questo sound cinematografico. Avevamo ragionato su qualcosa di più trap, andando ad inserire suoni classici che richiamo esattamente il genere, ma abbiamo pensato che buttarlo sul mercato così avrebbe avuto un impatto più forte in vista del fatto che molte delle cose che sentiamo sono sempre le stesse. In pratica non abbiamo ragionato sul fare numeri, quelli se devono arrivare arrivano, ma di più al bene del brano.

    Giovanni Di Bernardo ha detto che “Caronte” rompe gli schemi e non ha un ritornello. Quanto è stato importante per te creare una canzone che si discosta dalle strutture tradizionali?

    Oltre ad essere importante ma è anche molto divertente e pericoloso. In qualche modo abbiamo rotto qualche schema… non avere un ritornello può tagliare fuori la traccia da molte situazioni di espansione discografica, quindi potrebbe girare molto meno, ma non ci interessa questo pezzo doveva uscire così.

    Giovanni di Bernardo

    Nella canzone, passi da una posizione di resistenza contro Caronte a diventare ciò che combatti. Cosa ti ha portato a sviluppare questa trasformazione nella narrativa del brano?

    Succede quando vedi le cose da una seconda prospettiva… ad un certo punto mentre scrivevo mi sono messo per un secondo nei panni di Caronte, che in teoria ti sta traghettando verso l’ultimo viaggio, ma in realtà no perché, se caronte diventassi io, sarei io a decidere quando è la fine. La cosa che più mi infastidisce è che qualcun altro potesse decidere il mio finale.

    Nel 2020 hai anche pubblicato il brano “Sott’acqua” in riferimento alla pandemia. Come pensi che eventi globali e personali influenzino il tuo processo creativo?

    Si, in qualche modo ho questa sensibilità. Quello che mi circonda mi fa riflettere parecchio sulle situazioni di vita quotidiana. Come ho sempre spiegato, ho una buona versatilità quindi se domani pubblico un pezzo del tutto opposto a questo non è strano ma fa parte del mio modo di essere, siamo “più di una cosa” diciamo. Tutto quello che accade intorno ad una persona di positivo o negativo lo trasforma, quindi nel mio caso gli eventi aiutano il processo creativo.

    Sei nato a Chieti e cresciuto nella frenetica Milano, con un background di origini nigeriane. In che modo queste diverse influenze culturali si riflettono nella tua musica?

    Penso che la mia musica sia una fusione di queste influenze. Milano mi ha insegnato il ritmo frenetico e l’energia urbana, le mie radici nigeriane aggiungono profondità e ritmo. 

    Negli anni hai lavorato con artisti di vari generi, da Ivan Granatino a Annalisa Minetti. Quali elementi unici portano queste collaborazioni alla tua musica?

    Mi piace molto collaborare con artisti anche di generi diversi. Non ci sono degli elementi particolari ma dei gusti personali. Da un lato cresci molto anche perché inizi a sviluppare la figura da produttore. In genere li contatto prima ancora di avere il brano in mano, quindi, è un gusto artistico.

    Infine, cosa speri che gli ascoltatori portino con sé dopo aver ascoltato “Caronte”? C’è un messaggio particolare che vorresti trasmettere con questa canzone?

    Spero che facciamo un bel viaggio durante l’ascolto, che si ritrovino nel pezzo e che possa avergli effettivamente trasmesso qualcosa. Non voglio assolutamente forzare nulla.

    Stefano Tosoni
    Stefano Tosonihttp://www.hiphopstarztour.com
    Founder of Hiphopstarztour.com - Nato nella Milano periferica sul finire degli anni '80, ho abbracciato il rap a 14 anni. Viaggiatore del mondo, vivo scrivendo di musica. Dopo 20 anni, il rap resta il mio primo amore, ma ho coltivato una passione crescente anche per il soul, il funk e le loro varie sfumature.

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