lunedì, Giugno 17, 2024
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    Un Mostro “Da Paura” – HHST intervista Mostro

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    L’immaginario di Mostro è tornato nelle nostre cuffie e sotto i nostri occhi. Da una cover album in stile pubblicitario americano anni Cinquanta “graffiata” da dettagli splatter, il rapper romano fa saltare con il suo nuovo singolo “Da Paura”. 

    Con la base firmata 2nd Roof, Mostro segna l’inizio di un nuovo percorso che ci ha portato a conoscere in questa chiacchierata!

    Dal collettivo ILL MOVEMENT (2012) a “Da paura” (2022): cosa succede a Mostro in questi 10 anni?

    In questi 10 anni è successo un po’ di tutto. Però devo ammettere che sono contento di voler essere dove mi ero detto che sarei arrivato dieci anni fa: ancora nel rap game e fare questo come se fosse il mio lavoro, essere felice di farlo. Non è stato un percorso sempre facile. Ci sono stati tanti alti e bassi ma per me niente accade per caso quindi qualcosa significherà di certo. Se sono ancora qui vorrà dire qualcosa.

    Come è nata “Da paura”? E cosa rappresenta per te, uscire con un nuovo singolo dopo i due anni che abbiamo trascorso?

    Tornare a fare musica, nel mio caso, è stato come prendere una boccata d’aria. Con i 2nd Roof abbiamo pensato che “Da Paura” fosse il singolo adatto per la freschezza ma anche perché, proprio per lo stesso motivo, mostra la mia solita faccia ma da un punto di vista diverso. Per me è significato porre il primo tassello di un nuovo puzzle. 

    Come cambia, se cambia, il tuo approccio con la scrittura tra mixtape e album ufficiale? Mi vengono in mente, ad esempio, “The Illest Vol. 1” e “Sinceramente Mostro”.

    Credo che l’idea sia la differenza principale. O meglio. Quando scrivo un disco ufficiale è come se fossi portato a seguire un solo binario: punto A, punto B, con uno schema preciso da portare avanti fino alla chiusura. Tipo concept album. I mixtape mi distruggono e mi ricreano ad ogni pezzo. Mi portano a scoprire, provare e riprovare nuove sonorità, nuove basi, nuove parole: tutto in divenire. Sono la palestra per quello che verrà dopo. 

    Quanto è stata importante la sinergia con i 2nd Roof? Com’è nata la base di “Da paura”?

    Sicuramente fondamentale. Se non ci fosse stata la sinergia non ci sarebbe stato nulla. Questo è stato possibile anche perchè a cambiare è anche la mia scrittura. Mi rendo conto che ora ho e cerco un vero e proprio dialogo e un confronto con i produttori.

    Come vivi la scena attuale del rap italiano? Quali sono, se ci sono, dei punti che sposi e altri in cui ti trovi in disaccordo con il rap game attuale?

    Sono fan del rap da sempre, anche ora. Sono contento quando arrivano delle evoluzioni. La cosa di cui soffro è che noto si guardi ancora troppo all’estero. L’italiano è una lingua con una capacità espressiva molto maggiore rispetto alle altre. Complicata ma completamente espressiva: è questo per il rap è fondamentale, una delle cose che lo caratterizza di più. 

    Cosa ti porta a scrivere testi con uno humor (che per me è un po’ piglio giornalistico misto reale sguardo sul mondo) così spiccato? Flusso di coscienza o grande ricerca di “tecniche perfette” nel senso di corrispondenze parole, immagini e significato?

    In generale il mio humor tenta di sdrammatizzare delle situazioni o dei pensieri contorti che mi trovo ad affrontare e che sono già usciti nei miei testi. Un brano come “Da Paura” invece non può essere tanto ragionato. Se scrivono delle hit o pezzi più easy e divertenti come questo non ci “può prendere tanto sul serio”. Diciamo che questo è il modo con cui descrivo la parte più semplice e fresca di me. 

    Foto di Ademasi

    In questo 2022 iniziato in modo sicuramente non convenzionale rispetto agli altri anni, pensare “Da paura” come una bussola: dove vorresti ti indirizzasse, se già non lo sai?

    Lontano da quelle che sono le mie zone di comfort per uscire dal sistema che un po’ mi aveva chiuso. Spero di arrivare in terre inesplorate.

    Quanto c’è, nella tua musica, di bagaglio personale misto a quello artistico? Quanto pesano le situazioni della tua vita sulla tua musica, se lo fanno?

    Sicuramente tanto. Per questo mi piace il rap. Posso trasformare un’esperienza, anche negativa, in una canzone. Diciamo che è come se avessi un potere per esprimere e risolvere qualcosa. Se il problema diventa una canzone significa che sono riuscito a risolverlo, almeno dentro di me.

    “Di chi ti ricordi per sorridere”. Uso questa citazione di Uomini di Mare per chiederti: a quali ascolti ti rifai? Chi troviamo nelle cuffie di Mostro?

    Ascolto il rap da sempre. Da quello più crudo a quello più “spensierato”. Ora ho anche necessità di esplorare nuove sonorità: spesso ascolto solo strumentali perché ho bisogno di staccarmi dal mio porto sicuro. 

    Camilla Castellani
    Camilla Castellani
    "A Spike Lee joint" IG @mimirtilla

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