lunedì, Maggio 16, 2022
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    “Feneen”: l’altrove possibile. L’intervista a Frank Sativa

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    “Altrove”: è dove ci vogliono portare Frank Sativa, Leuz Diwane G e F.U.L.A. con il loro nuovo omonimo progetto, di cui questo singolo costituisce la prima parte. È infatti disponibile dal 21 marzo, “Feneen” su tutte le piattaforme streaming digitali.

    Il singolo precede l’uscita di un videoclip e un documentario; nasce dall’incontro di Frank Sativa, producer già affermato per aver affiancato Willie Peyote e il suo progetto musicale dal 2014, con il rapper di Mbao Leuz Diwane G e F.U.L.A., artista italo-senegalese classe ‘93.

    Tutta l’iniziativa nasce nell’ambito di MIGRA – Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa – progetto ideato e promosso dalle ong LVIA, COSPE e CISV insieme ai partner locali AD e CARP, con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – e realizzata con la collaborazione di Associazione Culturale Hiroshima Mon Amour, Concertielementi e Associazione Culturale Multiethnicmedia.

    Il singolo rispecchia i valori propri del Senegal e dell’Africa in generale; dai suoni tipici nati dalla contaminazione della musica africana, alle tematiche di impatto, fino al fatto che sia cantato in 4 lingue diverse: Wolof, Inglese, Francese e Italiano. Il progetto è incentrato appunto sul desiderio di un possibile “altrove”, lontano dalle frontiere etniche e territoriali oggi così forti e più che mai definite del terzo mondo. E da qui nasce il contrasto tra tutto e niente, da quella mancanza che incentiva l’essere umano ad agire e a creare, per sopperire ad essa e trovare il proprio posto nel mondo, vicino o lontano che sia. 

    Frank Sativa propone un mix di sound urban contaminati dalla tradizione musicale africana, dove spaziano Leuz Diwane G e F.U.L.A. che, abilissimi, vanno a rifinire il concept del brano.

    In occasione dell’uscita del brano, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con FRANK SATIVA.

    INTERVISTA A FRANK SATIVA

    Con che intento nasce il documentario “Feneen”? A chi è destinato?

    Il documentario nasce da una mia idea: dopo essere stato contattato per produrre una brano con un artista senegalese – Leuz Diwane G – ed uno italo-senegalese – F.U.L.A., ero curioso di scoprire come si muovessero discograficamente gli artisti della scena in Senegal. Mai mi sarei aspettato un tale scenario, così complesso e interessante da raccontare. Il documentario è principalmente pensato per le nuove generazioni, perché parla di musica rap e culture urbane, ma la profondità degli argomenti fa sì che possa essere interessante anche per un pubblico più adulto.

    Che ruolo ha la musica in questo progetto, anche in rapporto al singolo uscito il 21 marzo?

    FENEEN ad oggi è una canzone, un videoclip ed un documentario di 60 minuti, realizzato da quelle menti brillanti di Giulia Rosco (regia) e Jennifer Caodaglio (sceneggiatura). La musica è il cuore di questo progetto e il singolo uscito lo scorso 21 Marzo è la colonna sonora di questo viaggio, metaforico e non, che abbiamo affrontato In Senegal. Tutte le persone intervistate nel documentario sono rapper, cantanti, discografici, o comunque artisti che hanno la musica al centro del loro lavoro.

    Come potremmo tradurre e spiegare la parola “Feneen” a una persona che non conosce la lingua?

    FENEEN in Wolof significa “ALTROVE”, per noi vuol dire anche apertura, condivisione, mutua conoscenza, scambio. Quando le tue radici non sono così univoche e non appartieni a un solo posto, forse quel posto, nell’accezione più positiva possibile, è proprio FENEEN, “altrove”.

    Come è nata l’idea del progetto e per quanto riguarda il videoclip e il documentario, qual è il messaggio che vuole trasmettere a chi lo guarda?

    FENEEN è parte di un progetto più grande, M.I.G.R.A., creato da 3 ONG (LVIA, CISV, COSPE) che si pone come obiettivo quello di decostruire gli stereotipi sull’Africa. Parlare di cultura hip hop in un paese come il Senegal ci sembrava un buon punto di partenza per contribuire a questa causa, e gli scenari che ci si sono palesati al nostro arrivo ci hanno confermato quanto valesse la pena raccontarli. Raccontare la scena hip hop tramite i suoi centri culturali, la musica e i suoi artisti, che svolgono un ruolo decisivo all’ interno della propria comunità, è stata la vera sfida di questo documentario.

    A proposito del singolo, ascoltandolo si nota una forte contaminazione di suoni e tematiche che non fanno parte del nostro background culturale europeo; da producer, come ti sei avvicinato a queste musicalità? Cosa ti ha ispirato? Come è stato collaborare con Leuz Diwane G e F.U.L.A. ? 

    Partiamo dal presupposto che in 10 giorni dovevamo realizzare canzone, video e documentario. Leuz e F.U.L.A hanno scelto un loop da una cartella che avevo sul mio HD e dopo una mezza giornata avevamo già il brano. È stato tutto così naturale e facile che è stato incredibile anche per me. Nei giorni seguenti ho cercato di registrare tutto ciò che mi circondava; nel pezzo potete sentire anche i suoni del mercato di Dakar, o i suoni delle chiamate alle preghiere che scandiscono la giornata. Ho avuto la fortuna di entrare in molti studi e lavorare con alcuni tra i musicisti più affermati della scena senegalese. Volevo farmi guidare dall’esperienza senza aspettative e in parte credo di esserci riuscito.

    Tiziano Cristoforoni
    Nato a Genova a fine degli anni ‘90. Studio scienze della comunicazione, sono cresciuto a pane e rap… e certe volte per stare a galla ancora bastano una voce, un piano e una chitarra.