martedì, Agosto 16, 2022
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    Marracash ha diretto un film dal titolo “Noi, Loro, gli Altri”.

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    La notte del 19 novembre – in stile “The Dark Knight” – è uscito “Noi, Loro, gli Altri”: l’ultimo disco di Marracash.

    Se c’è una cosa che ho sempre apprezzato di Marracash è il silenzio, sinonimo di spazio e tempo.

    MARRACASH
    Marracash, Ph by Jonathan Mannion

    Marracash esce con “Noi, Loro, gli Altri” dopo essersi preso, ancora una volta, i propri spazi: delimitando il confine tra l’artista e la persona. E ancora tra l’artista, la persona e il pubblico: tre “soggetti” spesso difficili da vedere dipinti nello stesso trittico. E lo si dice da ascoltatori, da fan, figuriamoci dall’altra parte della barricata.

    Eppure Marracash – come pochi altri – ci riesce perfettamente. Per quanto negli anni, dal 2008, la sua nave abbia continuato ad imbarcare nuove cuffie al suo ascolto – non ha mai impartito musica dall’alto. Si potrebbe utilizzare l’ironica espressione “è uno di noi”, che poi di fatto è proprio così: un vissuto che non potrebbe definirsi altrimenti, uno storico di aneddoti che gli sono successi per caso, per gioco, per volontà e che ha riversato, sistemato, ricostruito in rime in tutti questi anni di rap.

    “Noi, Loro, gli Altri” si presenta con tre facce tre cover album -: famiglia e affetti – “Noi”, il mercato discografico e, più in generale, il lavoro – “Loro” – poi la massa – “gli Altri”. Una suddivisione netta, tre visioni creative della società contemporanea, fortemente – nel bene e nel male – suddivisa più che mai negli ultimi anni in gruppi, schieramenti, partiti, pensieri. Uno specchio del mondo di oggi in cui ciascuno di noi cerca di rivendicare, a proprio modo (o uniformandosi a quello di altri) un senso di identità. E Marracash ci scava dentro, a fondo, con occhio critico e sensibile, in un disco che parla di amicizia, amore, attualità, battaglie sociali, cronaca e sentimenti.

    C’è tanto cinema nella sua musica. E non solo perché Marracash sia un grande appassionato della settima arte – tanto da citare riferimenti altissimi in molti testi (per non dire quasi tutti. E di roba ne è uscita, pensiamoci!) – ma perché, soprattutto tra “Persona” (penultimo disco cinque volte certificato platino) e “Noi, Loro, gli Altri” è come se avesse costruito una vera e propria saga in due (e chissà forse più) capitoli. Anche discostandosi dal più diretto focus su “Persona”, pellicola del regista svedese Ingmar Bergman del 1966 a cui attinge per concept e sperimentazione sul tema dell’inconscio e dell’io proprio per il suo “Persona”, Marracash chiude il capitolo del “sé” – del dentro – per aprire quello degli “altri” – del fuori. Come un regista che da una sorta di documentario biografico passasse ad un documentario sul reale, portandosi come rapper ed essere umano dentro e fuori dal girato stesso: davanti e dietro la macchina da presa.

    Insieme a Marz e Zef – alla produzione – ad accompagnare nel viaggio, nelle “riprese” e stesura di “Noi, Loro, gli Altri” ci sono Blanco in “Nemesi” , Guè in “∞ Love”, Calcutta in “Laurea ad honorem” e le “sorprese” all’ascolto di Elodie e Mahmood in “Crazy Love”, Salmo in “Cosplayer” con Joan Thiele – che si ritrova in “Noi” – e Fabri Fibra – a chiudere il disco – in “Noi, Loro, Gli altri”.

    Camilla Castellani
    Camilla Castellani
    "A Spike Lee joint" IG @mimirtilla