domenica, Dicembre 5, 2021
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    Keepalata: “Siamo qui e siamo una famiglia”. L’intervista.

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    “Siamo Qui” è il primo album ufficiale del collettivo Keepalata pubblicato lo scorso settembre in vinile e digitale da Aldebaran Records. Brigante, Cario M, DonGocò e Libberà, questi i nomi dei componenti della formazione calabrese, nonostante siano in attività da circa vent’anni con i rispettivi progetti soliti e varie attività come Keepalata, pubblicano per la prima volta un full lengh ufficiale di tredici tracce e una bonus track (disponibile solo per la release digitale). 

    Keepalata (foto Alessandro Amantea)

    È uscito in questi giorni il nuovo video Mutamento, potete fare un bilancio a più di un mese dall’uscita dell’album “Siamo qui”?

    Si certo, un bilancio molto chiaro. Grazie a questo mese di lavoro e feedback abbiamo potuto confermare quanto oggi sia paradossalmente più difficile di un tempo arrivare a chi di dovere. Ma anche un’altra cosa che abbiamo sempre saputo e che ci onora, cioè che non facciamo una musica che può piacere a tantissimi, ma a chi piace, piace tantissimo. E questo ci piace!

    Il nuovo video è ambientato nella catena montuosa della Sila, un altro elemento che rimarca la vostra appartenenza al territorio calabrese… 

    Si il video rappresenta benissimo una parte delle località della mente nelle quali possiamo dire di abitare, Siamo Qui. Anche se alcuni di noi si trovano fuori dalla Calabria, il nostro spirito abita quei monti, la cultura e la tradizione calabrese. Tutto questo integrato con ciò che ci interessa, nel caso specifico di “Mutamento” vediamo come si sposa bene la Sila con i concetti di filosofia orientale, che è un ambito di interesse specifico di Brigante. 

    Dal nome della band alle citazioni nei testi, l’uso del dialetto è un elemento imprescindibile della vostra produzione. Il pensiero corre al vostro conterraneo Turi, vi sentite in qualche modo di condividere e portare avanti oggi il suo percorso?

    C’è una grandissima stima e riconoscenza del lavoro di Turi da parte di tutti noi. Seppur l’accostamento e il fatto che qualcuno possa sentirci una continuità ci onorano, siamo anche consapevoli delle differenze stilistiche che intercorrono con Tony Baretta. Possiamo dire che si, portiamo avanti il rap calabrese con una quota di sana ostentazione della “calabbresitá”, ma oltre questo non crediamo ci sia una vera e propria continuità musicale.

    Nei testi avete messo a fuoco una critica alla contemporaneità? Penso alle tracce “Uroboro” e “Generazione” per esempio…

    Più che di critica parleremmo di percezione della realtà che genera queste nostre descrizioni. Abbiamo cercato di spogliarci di tutti gli aspetti materiali per andare al fulcro, il nucleo, spesso incandescente, di ogni aspetto contemporaneo che abbiamo affrontato. E quando si coglie l’incandescenza può sembrare una critica ma i nostri non vogliono essere degli schieramenti, più dei rispecchiamenti, riflessioni. 

    Keepalata (foto Alessandro Amantea)

    E il vostro antidoto è “Gangstop”, respirare un po’ di “Ossigeno” per portare un “Mutamento”?

    Antidoto? Magari averne uno! Crediamo di poter solo individuare degli strumenti utili per il nostro benessere e per prenderci cura di noi. La maggior parte delle capacità umane si raggiungono attraverso la corretta gestione del respiro, che a sua volta è causa e conseguenza di atteggiamenti psicologici. Così come il tipo di relazione che si ha con il mondo, e quindi in questo senso GangStop. L’Hip-Hop ci ha insegnato ad unirci non combatterci se non artisticamente. La vera forza è riuscire a cambiare e riscoprirsi nel “Mutamento” per quello che ora si è, non rimanere bloccati e incastrati in quello che si crede di essere.

    In che modo avete scelto i singoli estratti da “Siamo qui” e come mai nell’ultimo in tre MC avete fatto un passo indietro per lasciare il mic a Brigante?

    Il disco ha diverse sfaccettature, spiritual, club e classic. Abbiano scelto i brani più rappresentativi di questa ricchezza di aspetti. La maggior parte dei brani sono creati in quattro ma avendo dato spazio anche ad aspetti più individuali ci sono brani solisti, come Mutamento, che però rappresentano lo spirito collaborativo di lavorazione del disco. Sono brani di gruppo anche se la voce è di uno. 

    Non trovate che questo concetto di band estesa/collettivo/crew sta venendo un po’ meno negli ultimi anni e soprattutto nel mondo rap a favore di progetti solisti o formazioni che si sfaldano nel giro di poco tempo?

    Si, nella scena musicale, come anche sociale, andiamo sempre più verso l’individualismo. Ma noi non siamo né un gruppo, né un collettivo artistico in realtà, siamo realmente una famiglia. Siamo quattro artisti molto diversi ma essendo parte di una stessa famiglia ogni tanto si fa un viaggio insieme. 

    Al netto della quasi completa produzione di Libberà, come sono intervenuti gli altri componenti sul fronte musicale? 

    Si, tranne un beat prodotto da Skat il resto è a cura di Libberà. Lui è sempre molto autonomo e deciso sulle produzioni, seppur il confronto c’è sempre stato, sono stati poco necessari i contributi diretti degli altri. A parte i quattro beat coprodotti con Brigante, per il resto ci siamo occupati di supportare il suo lavoro coinvolgendo musicisti che conoscevamo singolarmente per arricchirne l’aspetto musicale. 

    Cosa avete il programma per il 2022 tra nuovi singoli, live o prosecuzione dei rispettivi progetti solisti?

    Abbiamo molti progetti sia da solisti che insieme. Oltre ovviamente ai live che stiamo programmando già da dicembre 2021. Al momento però ci teniamo a dare la giusta importanza a Siamo Qui che è appena uscito e merita di essere ascoltato e acquistato nella bellissima versione in vinile che Aldebaran Records ha realizzato