martedì, Ottobre 26, 2021
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    Calice ci consegna “Chiavi In Mano”, il suo ultimo singolo. L’intervista.

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    Quando la voglia di fare arte incontra una città vibrante come Bologna si crea una combo perfetta chiamata “sperimentazione”. Succede nella scrittura, succede nella musica, succede nel rap. Laboratorio in cui si sono unite e amalgamate influenze d’oltreoceano con quelle del Bel Paese, Bologna è stata una delle colonne portanti dell’Hip Hop italiano ed è anche la città di Calice.

    All’anagrafe Francesco Caliandro, Calice è un artista bolognese classe 1995 che lo scorso 10 settembre ha pubblicato il suo nuovo singolo “Chiavi In Mano”. E in virtù della sperimentazione che contraddistingue il suo concetto e modo di fare arte, ha presentato una traccia dalle inclinazioni melodiche, elettroniche ma di matrice rap – quale è la sua formazione.

    Cover album di “Chiavi in Mano”, artwork di Chezzo

    Così abbiamo chiesto a Calice di raccontarci direzioni, crocevia e nuove strade del suo percorso artistico e musicale.

    Ciao Francesco, grazie della disponibilità! Il 10 settembre è uscito “Chiavi In Mano”, il tuo nuovo singolo. Hai proprio deciso di farci ballare! Ci racconti un po’ del pezzo?

    Ciao, grazie a voi per l’intervista. “Chiavi in mano” è nata più di un anno fa nel vecchio studio dove io e Benzaiten ci trovavamo quasi ogni giorno per scrivere e produrre nuove tracce. La traccia è nata un po’ per caso, stavamo sperimentando e Benz se ne uscì con questa produzione che mi fece prendere benissimo. Scrissi il testo in 15 minuti.

    Settembre è sinonimo di ripartenza ma musicalmente è spesso un mese blu. Si suona e si scrive l’estate passata sempre con una certa malinconia. In “Chiavi In Mano” sembri invece raccontare l’inizio (o la voglia) di un viaggio. Ti va di dirci di più?

    Sicuramente “Chiavi in mano” può essere catalogato come un pezzo più estivo, ma ora cerco di spiegare la mia idea nel modo più breve possibile. Chi, tornato a lavoro dalle vacanze, non vorrebbe mollare tutto, prendere e partire subito per tornare in ferie? Penso che chiunque lo farebbe. Ecco perché il pezzo è uscito a settembre.

    Il “viaggio” di “Chiavi In Mano” è anche una metafora ad una voglia di iniziare un nuovo percorso nella musica? Ultimamente stai esplorando orizzonti sonori nuovi, soprattutto dopo il sodalizio con Banzaiten iniziato nel 2020.

    A me è sempre piaciuto sperimentare, soprattutto con la metrica. Negli ultimi anni ho sentito sempre più il desiderio di fare canzoni con parole più semplici che arrivassero a tutti. Sicuramente le basi di Benzaiten mi hanno dato la spinta giusta per iniziare questo nuovo percorso.

    Chi o cosa è Manala Flava?

    Manala Flava è un team creato da me e Benzaiten. Si tratta di un gruppo di amici e collaboratori che ci aiutano a realizzare al meglio le nostre idee per quanto può riguardare organizzazione, video o master.

    Questo tuo nuovo approccio alla musica, diciamo più melodico, è un cambio di rotta o un’inclinazione dettata da una voglia di continua sperimentazione?

    Come dicevo prima, a me è sempre piaciuto sperimentare, però non credevo di poterlo fare spaziando su altri generi che non fossero rap. Ora diciamo che ho preso coscienza di quello che voglio davvero fare. Non voglio più pormi dei limiti. Voglio fare musica che mi piace e che mi diverte fare.

    “Sperimentazione” è anche la parola che userei per definire Bologna, la tua città. È stata una delle culle dell’Hip Hop italiano ed è da sempre fucina di creatività. Come ti ha influenzato musicalmente?

    Bologna mi ha influenzato tantissimo sia per le situazioni che si creano sia per l’atmosfera che si respira. Tante mie canzoni sono state scritte in giro per Bologna. Posso dire senza dubbio che se non fosse stato per la musica di Neffa e dei Sangue Misto non avrei mai iniziato a scrivere.

    Penso al tuo passato da writer. Anche in questo Bologna è stata determinante?

    Ho sempre avuto la passione per il disegno fin da bambino. Con gli anni ho incontrato a Bologna tante persone, che sono tutt’ora miei amici, con cui dipingevo; quindi, sicuramente la mia città ha influito. Anche solamente vedere i muri in giro per la città pieni di murales e scritte mi ha dato una spinta per iniziare.

    Calice

    Writing e scrittura. Entrambe, a modo loro, danno fondamentale importanza alla parola (e prima ancora, alla lettera). C’è, in qualche modo, una sorta di collegamento tra le due nel tuo percorso? Dipingi ancora?

    L’unico collegamento fra le due che ti posso trovare è che a me piace esprimermi attraverso l’arte. Ho sempre avuto necessità di esprimere le mie idee o i miei pensieri attraverso le mie canzoni e i miei disegni. Ora come ora mi dedico principalmente alla scrittura, ma disegno ancora, dipingo e realizzo grafiche per svago.

    L’artwork di “Chiavi In Mano” è opera di Chezzo – aka Alessandro Chersovani -. Sei riuscito a trovare la perfetta trasposizione grafica del tuo singolo. Tieni molto ad esprimere una corrispondenza tra visivo e musicale?

    Chezzo è sia un genio che un folle. Amo i suoi disegni e quando abbiamo dovuto pensare a chi far creare la grafica per “Chiavi in mano” ci è subito venuto in mente lui. Così gli ho scritto e ha subito realizzato una cover che amo e che, a mio parere, è perfetta per la canzone. Devo davvero ringraziarlo. Per quanto riguarda la corrispondenza fra visivo e musicale per me è fondamentale. Quando scrivo creo delle immagini sia nella mia testa che nei testi. Amare la grafica e il disegno sicuramente influisce molto a creare un immaginario intorno alle canzoni.

    Camilla Castellani
    "A Spike Lee joint" IG @mimirtilla