lunedì, Settembre 27, 2021
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    “Ciao”: l’estate di Ticky B preannuncia un anno densissimo

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    Qualche settimana fa è uscita su tutte le piattaforme digitali “Ciao”, l’ultimo singolo di Ticky B. Un brano dal titolo ambiguo? Può darsi. Ma l’artista modenese, di base a Milano, regala in realtà un pezzo fresco: giovane come lo è, di fatto, lo stesso Ticky, “Ciao” è un ulteriore riprova della sua “fotta” – licenza poetica ai francesismi – con cui entra a gamba tesa nel nuovo rap game.

    Il 6 agosto è uscito “Ciao”, il tuo ultimo singolo. In che punto della vita e del percorso musicale la collochi? Soprattutto dopo gli ultimi due anni che abbiamo vissuto.

    Non so sinceramente risponderti. Questa situazione ha ribaltato i miei piani musicali svariate volte. Stiamo spingendo ogni singolo giorno per rimanere in piedi e pubblicare quello che aspettiamo ormai da due anni, vedrete.

    La copertina di “Ciao” ci mostra uno scenario diverso da Milano ma anche da Modena. Dove ci avete portato, tu e il team che ha lavorato alla cover? C’è una connessione tra la copertina e quello che per te significhi “Ciao”?

    Questa volta vi abbiamo portato sul mare di Napoli. “Ciao” è un brano estivo che ricorda un po’ la malinconia di fine estate, perciò avevamo necessariamente bisogno di inserire il mare nella cover. Volevamo dare un senso di libertà.

    A giugno pubblichi “Señorita”, con cui ci avevi fatto ballare un bel po’. Ti va di raccontarci il viaggio da “Señorita” a “Ciao”?

    In realtà è stato tutto molto veloce e improvvisato. Io e Frenkie non avevamo voglia di aspettare la chiamata dal cielo per qualche proposta discografica. Quindi ci siamo messi al lavoro per creare due singoli che potessero essere adatti per l’estate. È nata prima “Señorita” e a seguire “Ciao”. Il tempo è stato veramente poco ma penso che il risultato sia più che buono.

    Appartiene alle nuove generazioni della scena musicale ma sei, almeno così sembra, molto legato al freestyle. Sbaglio? Non che una cosa escluda l’altra la l’Hip Hop, quello delle quattro discipline, è mutato rispetto agli anni Novanta / Duemila (in poi).

    Il freestyle è stata la prima “cosa” di rap in italiano che io abbia sentito. Da lì ho passato diversi anni a fare contest. Poi con il passare del tempo ho trovato più creativo fare canzoni, anche perché quando sei da solo in casa – o scrivi e registri -: o fai sentire a tutti o fai freestyle davanti al muro.

    credits: @unascritturadiluce

    Il ciclo di “Season” (White, Blue, Yellow, Red e Black) poi con “Purple Season” e i tre episodi di “Blood” mi hanno molto incuriosita. Possiamo chiamarli EP a puntate / sano amore per il freestyle?

    Sono contenuti nati prettamente per Instagram. Poi le persone si sono affezionate e sono diventati una sorta di EP. Comunque sì, probabilmente nasce tutto da un’idea di freestyle. Sono “brani” veloci, che devono colpire in 1 minuto l’attenzione di chi li ascolta.

    Milano è attualmente la tua casa base, ma tu sei originario di Modena (correggimi se sbaglio). Come hai vissuto le due scene rap, quella milanese e quella modenese?

    La scena modenese mi ha cresciuto e mi ha insegnato il vero valore di fare arte, Milano mi sta dando l’occasione per poter trasformare la mia musica in un lavoro.

    Milano è spesso argomento caldo – nel bene e nel male – quando si parla di sogni-carriera. Che Milano hai trovato quando ha iniziato a farci musica? E, più in generale, come la vivi e la trovi?

    Quando mi sono trasferito ho lavorato a testa bassa senza farmi prendere dal vortice dei club e di tutto ciò che io ritengo “plastica”. Ho cercato di conoscere persone che avessero la mia stessa concezione di musica e di “creare”. Quindi mi sono preparato una base solida per potermela vivere serenamente e seriamente. È una città che ti dà un sacco di opportunità, ma se non hai la testa o non è il momento giusto è probabile che ti faccia perdere la strada.

    “Odio Volare” è uno dei miei pezzi preferiti e da fan di Dargen D’Amico non ho potuto non pensare alla sua “Odio Volare”. Ci sono dei riferimenti? Com’è nato quel pezzo?

    Purtroppo non ci sono riferimenti al brano di Dargen, anche se lo conosco molto bene. Il brano è nato nell’Ottobre del 2019 in un pomeriggio in studio con Frenkie: ci conoscevamo davvero poco ed è stato il quinto brano che abbiamo realizzato insieme. Era un periodo mega produttivo, iniziavamo a capire che c’era vera sintonia tra di noi.

    Curi molto i concept dei tuoi pezzi: dalle cover album alle foto e teaser di “spoiler”. Come e con chi li crei?

    Di solito cerco di farmi un’idea chiara da solo poi mi confronto con tutto il team di lavoro. Se a tutti gira bene come idea chiudiamo il cerchio e iniziamo a lavorarci.

    FAT RECORDS: label indipendente con cui collabori da sempre. Com’è essere un giovane artista indipendente supportato, altrettanto, da etichetta indipendente?

    In realtà FAT RECORDS è la mia realtà indipendente che porto avanti dal 2018, quindi non so dirti come sia essere supportato da una realtà indipendente, ma so dirti cosa significa fare tutto da soli con i propri amici con l’unico obbiettivo di avere un prodotto di alta qualità che porti in luce tutti.

    Ticky B: quali sono i tuoi prossimi passi?

    Settembre e Ottobre ci sarà una mitraglia di musica. Penso possa bastare come spoiler?

    Camilla Castellani
    "A Spike Lee joint" IG @mimirtilla