lunedì, Giugno 14, 2021
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    Intervista a Olly: “l’arte è medicina”

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    In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo “LEGO”, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Federico Olivieri, in arte Olly, artista della scena genovese Classe 2001.

    LEGO è il nuovo singolo di OLLY, uscito il 28 maggio per ALEPH. Il singolo rinnova un percorso musicale, già costellato da oltre 4 milioni di stream e un posto sempre più privilegiato tra le proposte più interessanti della gen Z musicale italiana. 

    Ciao Olly, partiamo subito dal tuo nuovo singolo “LEGO”, ce lo racconti?

    Lego tratta una storia molto importante della mia vita. La persona a cui mi riferisco è stata una figura fondamentale per me per tutta la mia infanzia e i primi anni di adolescenza; siamo cresciuti insieme e sembrava un legame indissolubile. Purtroppo è stata la mia prima grande delusione, così forte da non riuscire a comprenderla nemmeno a distanza di anni. Ciò che più mi piace di questa traccia oltre al contenuto è il sound: non volevo fare un pezzo esplicitamente triste perché non è più l’emozione che questa storia mi suscita. JVLI ha colpito in pieno con questa produzione; non capisci se devi piangere ballando o ballare piangendo. 

    Definisci il tuo singolo come una “vittoria”, vuoi spiegarci il motivo?

    Questa storia mi appartiene da tanto tempo e non sono mai riuscito a parlarne veramente, forse nemmeno a metabolizzarla. Riuscire a trasformarla in musica mi ha reso felice e nuovamente conscio di quanto l’arte sia una medicina oltre che un veicolo. 

    Come nascono le tue canzoni e quali sono le tue influenze musicali?

    Tutti i pezzi a cui sto lavorando sono istintivi. Mi do appuntamento con JVLI in studio senza decidere nulla e ci lasciamo andare. Ho deciso che non voglio pormi limiti di nessun tipo e che ho solo voglia di esprimere, in qualsiasi forma.

    A chi è diretta la tua musica?

    La mia musica è per chi nasce sensibile o sente che lo sta diventando. Crescendo vedo sempre di più il marcio che c’è e la mia speranza è quella di trattenere le persone come me nel mondo delle emozioni, sia negative che positive, senza le quali tutto sarebbe grigio e anonimo.

    Hai fatto una campagna pre-save del singolo che ha coinvolto il tuo pubblico e lo ha invitato ad interpretare la tua musica. Cosa porti a casa da questa esperienza?

    Ho voluto dare la possibilità a chi mi segue di interpretare il mio testo senza conoscere il pezzo vero. La mia intenzione era semplicemente quella di far svagare la mia fanbase, divertirsi e provare a creare e qualcuno è riuscito a far divertire pure me. Nessuno si è avvicinato alla mia versione e questo fa capire quanto l’arte sia malleabile e libera, come il mondo che vorrei io.

    Come è nata la collaborazione con ALEPH?

    È una nuova realtà legata al mio nuovo management. Quando dico che tutto cambia attorno a me non scherzo. Sto rivoluzionando il mio modo di lavorare perché adoro mettermi alla prova e vivere stressato. I ragazzi mi piacciono e sono una realtà umana e artistica come piace a me. Sono curioso di sapere cosa succederà di qui ai prossimi mesi.