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Intervista a Nyko Ascia: “L’ Hip-Hop lo fanno gli outsider”

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In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo, No Mercy Freestyle, abbiamo intervistato Nyko Ascia.

Classe ’93, viene da Alessandria e, dal 2012, fa parte della crew Seri-Al Rappers. Risale al 2013 il suo primo album: Stay Rebel. L’anno successivo viene prodotto lo Stile Libero mixtape e, infine, nel 2017, il suo ultimo album Dream Sellers. Nyko Ascia fa anche parte del soundsystem reggae Natty Roots con cui vince la coppa Run di Clash a Milano nel 2015.Nella carriera può vantare date in grandi città come Milano, Parigi, Torino, Genova, Lugano, Bologna, Enna, etc.

INTERVISTA A NYKO ASCIA

Perché devo ascoltare Nyko Ascia? 

Principalmente per la consapevolezza. È da molto che sono in questo ambiente e ne ho visto i cambiamenti e le evoluzioni. Quando mi esprimo lo faccio con coscienza, perché so per esperienza diretta cos’è accaduto prima. E questo manca alla maggior parte degli emergenti. So dove sto andando perché so da dove vengo.

Come hai scoperto il mondo dell’hip-hop? 

Parliamo del 2007, quando ero alle superiori. Iniziai a scrivere e registrare pezzi che (fortunatamente) non ho mai pubblicato. Da lì non ho piú smesso: sia da solista che con la mia crew, i Seri-Al Rappers. Fino all’avvento della trap, quando mi sono preso una pausa.

Perché l’ondata trap ti ha portato a prendere una pausa?

La trap è un fenomeno molto forte e ho avuto bisogno di tempo per capire cosa stesse succedendo e, soprattutto, se per me fosse contestualizzabile nell’hip-hop e in tutto quello che avevo vissuto fino a quel momento… La conclusione a cui sono giunto è “Sì!”, perché tutta la musica urban nasce dalla trasformazione: Dj Kool Herc nel ’73 era un outsider, come le posse nei ’90, i pionieri del new school nei 2000, etc

E per te chi sono stati i primi a portare il new school?

I Cor Veleno sono stati i primi a portare quello stile e quelle liriche, nonché una qualità audio professionale e pulita che prima non esisteva nel rap. Da lì poi sono arrivati Fibra, i Dogo, e tutti gli altri.

Come ti rapporti, invece, con l’underground?

Per me è un aggettivo da riferire ad alcune situazioni piú che agli artisti singoli. Le situazioni underground sono belle perché si fondano sulla condivisione e, purtroppo, stanno venendo sempre di piú a mancare. Sono contento, ad esempio, che Salmo faccia il live a San Siro, perché vuol dire che il rap in Italia è La Musica. Prima era tutto troppo underground, ora però mancano delle belle occasioni per gli emergenti con del supporto reale e non solo online.

E che ne pensi di tutti questi emergenti? Ogni due settimane ne esce uno nuovo che viene subito additato come fenomeno.

Ne parlo in No Mercy Freestyle, il nuovo singolo dove me la prendo un po’ con i fenomeni da baraccone. Ciò non vuol dire che non ci siano certi che mi piacciono molto, anzi. Jamil, ad esempio, lo stimo per come ha reinterpretato il new school con il contemporaneo. Così come Ketama126 per come unisce la trap al folklore romano. E poi c’è Massimo Pericolo, che esce dalle difficoltà grazie alla musica parlando con sincerità di ciò che ha vissuto, questo è vero hip-hop!

E tu come ti vuoi porre nei confronti di questa situazione generale?

Io voglio tornare a prendere parola per contribuire all’evoluzione di tutto questo movimento. Inizialmente volevo fare un album, poi ho deciso di uscire con una serie di singoli perché voglio dare massima attenzione a ogni traccia che realizzo. Voglio che la gente mi conosca con poche tracce con un messaggio chiaro e che mi rappresentino al 100%. Poi, se tutto andrà come deve, si potrà parlare di un album.

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Thomas Tramarin
Sono Thomas Tramarin, anno 1995, proveniente da Alessandria, appassionato di Hip-Hop dalla metà degli anni 2000. Ho finito gli studi nel 2017 presso la Scuola Holden a Torino e nella vita sono uno storyteller, scrittore e copywriter.
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