Share
Home Interviste Intervista a Livio Cori: Montecalvario è essere napoletani

Intervista a Livio Cori: Montecalvario è essere napoletani

SEGUICI

5,184FansLike
15,663FollowersFollow
79SubscribersSubscribe
Share

Livio Cori, artista ed attore italiano, è sicuramente una delle voci più interessanti del palinsesto musicale italiano.

“Montecalvario”, disco pubblicato nel febbraio di quest’anno, è una testimonianza dell’attaccamento alla propria città poiché il titolo stesso rappresenta uno dei tre quartieri che assieme a San Ferdinando e Avvocata formano i cosiddetti Quartieri Spagnoli. Curiosi di conoscere i retroscena che hanno portato alla realizzazione del disco, prodotto in gran parte da Big Fish, e di cosa significhi esibirsi a Sanremo col maestro Nino D’angelo ed i Sottotono, abbiamo scambiato due chiacchiere.

INTERVISTA A LIVIO CORI

Il tuo stile musicale a mio avviso è unico, poiché fonde elementi del pop, della canzone napoletana e dell’R&B oltreoceano. Come hai deciso che questa sarebbe stata la tua strada musicalmente parlando?

Napoli, sin dai tempi di Pino Daniele, è sempre stata un incrocio di culture. Questo è riscontrabile nelle opere del maestro che in qualità di precursore, fondeva nella sua musica elementi prettamente d’oltreoceano come il blues od il jazz. Io mi sono lasciato influenzare dal mio background Hip-hop presentandolo tuttavia sotto le vesti del mio quartiere d’origine: i Quartieri Spagnoli. Perciò posso dire che la presenza di queste sonorità non del tutto italiane
nella mia musica sia stata una collisione pressoché spontanea ed inevitabile. In più la lingua napoletana permette di dilettarsi con agio su certe melodie e metriche, cosa che invece non è sempre possibile con la rigidità dell’italiano.

Essendo dei quartieri spagnoli quanto è importante, per te, che l’ascoltatore colga il tuo attaccamento alle origini?

Diciamo che Napoli è la mia cornice, tuttavia io non pretendo che sia riconoscibile questo fatto. Si, vengo da “Montecalvario” e nel mio disco sono presenti molteplici riferimenti, velati e non, ma servono solo a rafforzare le immagini che ritraggo. La mia città è quell’elemento, non indispensabile, che permette, magari, di immedesimarsi in alcuni stati d’animo od a comprendere certi scenari. Ho scelto questo titolo principalmente per dare valore al mio luogo di origine, spesso screditato, per elargire a tutti un’altra visione, interamente positiva, della realtà del quartieri spagnoli.

In “Montecalvario” gran parte delle produzioni sono opera di Big Fish. Com’è stato lavorare per un mostro sacro del producing italiano come lui?

Io e Fish pur non avendo avuto modo di collaborare in passato ci conoscevamo già, nei suoi confronti parto da fan poiché tra le mie fonti di ispirazione ci sono i Sottotono che sono tra gli iniziatori di quello che possiamo chiamare R&b italiano, infine ho addirittura avuto la fortuna di poterli riunire sul palco di Sanremo. Fish mi è stato di grande aiuto, grazie soprattutto alla sua pluridecennale esperienza, per incanalare nel giusto scomparto sonoro le mie idee ed a renderle concrete e funzionali. Com’è noto in Italia questo genere è piuttosto inesistente, infatti Big Fish, come già detto, essendo stato uno dei primi ad introdurre queste melodie in Italia è stata la giusta figura di riferimento, pertanto ho scelto di lavorare con lui per la stima che nutrivo nei suoi confronti ed in più perché la sua figura era l’unica che avrebbe capito a pieno, secondo me, il viaggio sonoro in cui volevo addentrarmi.

Quindi lo consideri un esperimento riuscito?

Certo, sono riuscito ad ottenere quello che avevo in programma e spesse volte mi sono lasciato guidare, dalla sua sapiente mano, in aggiustamenti e modifiche in corso d’opera.

Nell’anno che ormai giunge al termine artisti come te, Coco, Geolier, Luchè ed Enzo Dong hanno rilasciato un progetto riscontrando successo, a mio avviso, anche al di fuori delle mura campane. Pensi che in virtù di ciò si possa parlare di un Rinascimento della scena Napoletana?

Rinascimento è il termine giusto perchè è un periodo storico che reca con sé una delucidata
a quella che è la scena napoletana, che è sempre stata presente ma, ahimè, ad intermittenza. Secondo me è giusto che grazie agli esponenti che hai citato, come Coco che si avvicina molto al mio genere oppure Geolier dotato di una cristallina street credibility, ci si sia ritagliati uno spazio importante. Questo insieme di forze concorre a ridare forza al capoluogo campano, come prima era successo con il ravvivarsi di illustri poli come Roma e Milano.

Nel disco è presente il featuring del maestro Nino D’angelo, a cosa è dovuta la scelta di affidare a lui solo l’unica collaborazione?

Quest’album denota molto l’appartenenza alla città e trattava di temi abbastanza personali. Ho scelto Nino poiché essendo lui l’immediato successore di Pino Daniele, averlo nel disco è stata come una benedizione. Sin da subito si è creata, fra noi, una grande sinergia, che fortunatamente siamo riusciti a tramutare in musica. In un secondo momento quando l’idea del disco era definita, continuando sul tema di rappresentare Napoli, ho rilasciato due remix con rispettivamente Samurai Jay e Coco che però al contrario di me si esprimono solo in italiano.

Cosa ti aspetti dal tour europeo?

Per un artista napoletano uscire dalla Campania è come uscire dal proprio paese. Ogni data è una sfida ed infatti cerco di porre sempre la giusta attenzione ai live perchè ritengo che sia fondamentale per la crescita di un vero artista. Io cerco di evitare le discoteche, preferendo invece i locali dedicati ai concerti portandomi al seguito la band. Abbiamo in programma svariate date, tra cui Bruxelles e Parigi e non solo, e credo che questa esperienza mi formerà e mi permetterà di acquisire una notevole sicurezza dei miei mezzi.

Ascolta “Montecalvario” il nuovo album di Livio Cori, disponibile su Spotify e sulle altre piattaforme digitali.

Share
Melchiorre
Studente e fanatico dell'Hip-hop, ascolto tutto e tutti ma ricordati di mandarmi il link.
Share