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Dj Fede pubblica un disco omaggio agli anni 90: “Product Of The 90s”

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Esce oggi “Product Of The 90s”, il nuovo album di Dj Fede, torinese classe 1974, veterano della scena hip hop. Il disco esce in cd, vinile e digitale per Overdrive Records.

Dj Fede ha cominciato a produrre musica negli anni ’90 e, con questo disco, vuole rendere omaggio proprio al decennio in cui si è formato e al suono che lo ha contraddistinto. La cosiddetta “Golden Age” dell’hip hop ha toccato anche la prima parte degli anni ’90 e, per Dj Fede, la passione per questo genere musicale è partita ascoltando i grandi nomi della scena (soprattutto statunitense) di quegli anni. Oggi, in pieno revival anni ’90, Dj Fede ha deciso di produrre 12 tracce nello stile dell’epoca per far capire anche a chi non ha vissuto quegli anni, la qualità di quel suono, e ha invitato vari rapper per dare voce alle sue strumentali. Gli ospiti al microfono sono (in ordine di tracklist) Dafa, Claver Gold, Gast, Blo/B, Inoki, Brain, Esa AKA El Prez, Malacarne, Maury B, Suarez, Supremo73, Nardo Dee e, nelle due bonus track, appaiono anche Tormento, Sab Sista e l’indimenticato Primo Brown (nella versione acustica di “Le ultime occasioni”, brano uscito nel 2013). Si tratta di tutti esponenti del rap underground e indipendente, appartenenti a varie generazioni ma non all’ultima, chiamati a rappare su beat pregni di campionamenti funk, soul e jazz. In tutti questi anni di carriera, infatti, il dj e producer torinese ha imposto uno stile che attinge in continuazione dai tre generi progenitori del rap, campionando vari brani della sua vasta collezione di vinili.

“Ho sempre lavorato sia con la vecchia scuola che con i giovani – racconta Dj Fede – ma oggi vedo una scollatura molto ampia tra queste generazioni e, per quanto segua e ascolti tutte le nuove uscite (che spesso suono nei miei set), fatico a riconoscermi nello stile contemporaneo. Per gusto personale, quindi, e tenendo presente il momento storico in cui la trap domina e il rap sembra scomparso, in questo disco ho deciso di dirigermi con ancora più decisione verso i classici, verso lo stile che mi ha fatto innamorare di questa musica. Alcuni testi affrontano anche questo aspetto, per esempio Claver Gold parla di quanto è attaccato al rap chi si è formato con il suono classico”.

Se l’artwork di copertina si rifà a un immaginario da film horror per rendere l’idea di un periodo oscuro per il rap in Italia, le 12 tracce del disco vogliono proprio dare l’impressione contraria, quella di una scena in salute che ha ancora molto da dire. 

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