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Mac Miller, “Faces” è la consapevolezza dei propri demoni

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Mac Miller, quando la musica non basta

Il 2014, musicalmente parlando, è l’anno dei dischi che hanno segnato eccellenti conferme, e di quelli che, inaspettatamente, hanno contribuito al nascere di floride carriere. Ricordiamo infatti il capolavoro di J.Cole ,“2014 Forest Hills Drive”, accolto dalla critica con giudizi pressoché discreti, ma riconosciuto dai fan, tutt’ora, come il miglior progetto del rapper di Fayetteville. Oppure i debutti “groundbreaking” in major di SchoolBoy Q e YG, con rispettivamente “Oxymoron” e “My Krazy Life”.

Oltre a questi ritaglia il suo spazio, uscendo nel giorno della festa della mamma, l’11 Maggio, il mixtape in cui Mac Miller riversa tutte le difficoltà e incertezze riscontrate nel corso della propria carriera: “Faces”.

Il disco, composto da 23 tracce, è la cruda testimonianza del periodo più duro e cupo della vita del rapper di Pittsburgh. Largamente autoprodotto, sotto lo pseudonimo di Larry Fisherman, Mac inizia la narrazione in “Inside Outside” nel modo più macabro possibile, <<Shoulda died already, I shoulda died already, yeah I shoulda died already.>> ( Sarei dovuto morire, sarei dovuto morire, Si sarei già dovuto morire.) alludendo con ironia al suo continuo e logorante abuso di stupefacenti.

Mac Miller

La testimonianza di ciò si protrae in tracce come “Angel Dust”, “Malibu” e conduce al momento più intimo del mixtape: il trio formato da “Happy Birthday”, “Wedding” e “Funeral”. Qui Malcom riflette su astrazioni cardine dell’esistenza come la vita e l’amore ed infine sulla inevitabilità della morte. In questo angosciante flusso di coscienza la vivacità di una festa di compleanno si staglia contro il desiderio di realizzarsi, trovando l’amore della propria vita, prima che la, già corta, esistenza termini inesorabilmente.

I demoni interiori presenti in varie “Faces” sono la chiave di lettura del progetto. Esemplificandoli tramite l’atmosfera funesta e satura di morte, Malcolm conferma i propri difetti, ma è proprio in questo momento di puro buio che, paradossalmente, la sua stella artistica brilla al massimo. Talvolta però la musica non è un rifugio abbastanza sicuro, e spesso l’artista finisce nel cadere nel turbinio di emozioni e paure a cui cerca di fuggire componendo quest’ultima.

Malcolm non c’è più.
La consapevolezza dei propri demoni interiori non ha impedito il suo percorso verso all’autodistruzione culminato il 7 Settembre 2018, un mese dopo il rilascio del suo ultimo progetto “Swimming”. Il “Grand Finale” non ha avuto l’esito che i fan ed i suoi cari si aspettavano, tuttavia il lascito di Malcolm umanamente e discograficamente parlando, nella speranza che egli ora sia in un posto migliore, resterà come monito e testimonianza per chi ha realmente apprezzato la sua arte.

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Melchiorre
Studente e fanatico dell'Hip-hop, ascolto tutto e tutti ma ricordati di mandarmi il link.
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