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Live Report: Mi Ami Festival parte I – il venerdì è rap

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Live Report:
Mi Ami Festival 2019 – Parte I
IL VENERDÌ è rap 

Quando Massimo Pericolo è salito sul palco eravamo già stanchi. Partiti alle tre del pomeriggio, siamo arrivati a destinazione non prima delle sei. Abbiamo scelto di fare compagnia con piacere a chi, come noi, ha deciso di fermarsi a bere birre in lattina e vini caldi alla velocità della luce, prima di entrare – mi sembra inutile, a questo punto, parlare della fila per i bagni chimici affianco all’entrata. Perché siamo entrati, poi, e conta questo. 

Dopo un’altra bionda alla spina ci siamo ritrovati davanti a Maggio e i Klensheet. Con le braccia in aria come Montella li abbiamo ascoltati, che la luce c’era ancora, e la forza di farsi prendere dal rap veloce, dalla chitarra, da quel sound fresco era palpabile; qualche stagediving di un paio di fan e molte teste scosse, a ritmo. Sicuramente uno dei “piccoli” live più interessanti del festival. Tutt’attorno brulicavano persone: si aspettava la pioggia la mattina, ma il cielo aveva restituito un caldo umido nel pomeriggio, e le giacche tolte appesantivano gli zaini, quindi buttate a terra e sulle recinzioni. Guardandosi attorno, tra chi ballava e chi spingeva al bancone per un gettone, tra chi camminava e chi se ne andava, nessuno era fermo. Un formicolio di persone dalle magliette colorate percorreva i prati e riempiva spazi.

Questo venerdì così sold out aveva generato una febbricitante attesa, palpabile nei molti che non avevano ancora visto dal vivo Speranza o Ketama, e che attendevano con curiosità il debutto di Massimo Pericolo. Perché sì, e non è un segreto: il giorno d’apertura del Mi Ami è stato all’insegna del rap, almeno nel main stage del Tidal, sul quale qualche cit di Game of Thrones e di testi vari aveva campeggiato nel pomeriggio ai lati di Claudio e i Sick Tamburo. Ma i più attesi erano loro, gli scugnizzi e i 126.

La prova era quella di riuscire ad imporsi davanti al pubblico generalista di un festival, loro dalla poetica piuttosto marcata, indirizzata verso un racconto di vita tutt’altro che pop, avrebbero dovuto far ballare un migliaio di teste, tra le quali probabilmente erano presenti fan improvvisati e spettatori disinteressati. Era una bella prova.

Quando Massimo Pericolo è salito sul palco eravamo già stanchi. Di aspettare. Di non mangiare. Di spendere: di sigarette fumate nello spazio di mezzo metro cubo. Stretti, spalla contro spalla, un po’ tutti abbiamo alzato la testa, e i più alti hanno aizzato un gran vociare quando MP si è palesato d’un tratto sul palco: giacca boxeur con le orecchie da gatto, microfono tra le mani.

“Con cosa comincia, secondo te?”, avevamo scommesso. “Scialla Semper, è ovvio“. 
Dopo Scialla Semper il concerto è stata un’escalation. Ma c’era qualcosa di strano, e penso fosse palpabile, percepibile con tutti i sensi. Qualcosa di avvertibile con la stessa intensità anche durante le esibizioni di Speranza e Ketama. Nel caso di MP, tutte le teste lì presenti sostenevano, e se metà del pubblico conosceva tutti i testi del breve Scialla Semper , è altresì vero che il supporto non si fermava alla semplice ripetizione. Ci si sentiva protagonisti di un evento che andava al di là del concerto in sé e creava un punto di contatto con il ragazzo di Brebbia – e con quelli di Caserta e Roma poi – che quando ha dato via a 7 miliardi ha visto scatenarsi l’inferno sotto i suoi piedi. L’impressione, in quel moto di corpi, è che l’intero Mi Ami Festival, quel venerdì notte, non aspettasse altro. Con buona pace di chi ha provato a filmare e si è ritrovato con lo smartphone a terra, perso tra le gambe della folla.

Speranza insieme a Rafilú è salito in scena subito dopo, e tra i tre bandieroni sventolati sul palco dai fidi scudieri, ha preso il controllo. Col suo rap a squarciagola ha mostrato una performance serrata, invitando i superstiti della prima ammucchiata a farsi coraggio e tornare alla carica per disegnare cerchi neanche troppo immaginari sotto lo stage. Ma Speranza è cosí. Un ragazzo che mi ha offerto del tabacco ha giurato che “non capisco un cazzo di quello che dice, ma mi fa impazzire”.

Il piccolo Kety ha chiuso il cerchio. E ne ha aperto un altro. Sotto le note di Rehab, i non vinti si sono sfidati ancora a colpi di fegato e coraggio. Ma sul palco, Piero non era solo. Franco l’ha accompagnato e Massimo Pericolo è tornato per cantare insieme Scacciacani, il featuring uscito il giorno stesso.

Nitro ed Ensi sono sicuramente più curati tecnicamente, probabilmente hanno più freestyle e metriche alle spalle, tanto da essere a tratti sorprendenti quando visti live. Partendo da questo, ciò che rimane di questo venerdì di festival sold out per chi era a caccia di rap è tanto casino: casino sul palco, casino sotto il palco, grida e voci e gente carica ovunque. Gli interpreti urban musicalmente più aggressivi e desiderosi di comunicare il fu disagio, hanno saputo accogliere il grande pubblico, coinvolgendo con hype, carisma ed empatia.

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Emme Damna
Nato poco prima che il millennio volgesse al termine, ho vissuto inseguendo una sconosciuta, tra i libri, che aveva chiesto di essere seguita. Lei era provincia, ed io un ragazzo dei tanti, figlio della musica e dei samprietrini
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