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Intervista a Raige: tra rap, cantautorato e scrittura.

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In occasione dell’uscita del suo ultimo album “Affetto Placebo”, io e Alex Andrea Vella, in arte Raige, abbiamo fatto quattro chiacchiere prima dell’in-store alla Feltrinelli di Via Piemonte 2 di Milano.
L’album è stato rilasciato venerdì 24 maggio e contiene undici tracce, compreso il singolo “Un milioni di sassi” che ha anticipato l’uscita dell’album e che in pochi giorni ha superato i cinquanta mila streaming.

In aggiunta, l’album comprende altri quattro brani supplementari, arricchendosi con bonus track come “Tutto ok” e “Whisky”. Quindici canzoni racchiuse all’interno di un involucro sottile e fragile, come quello del blister che appare in copertina, tutto accartocciato dal tempo, ma con ancora un’ultima pillola di salvezza a comporre l’“Affetto Placebo” che curerà anche le ferite più profonde.

Rapper, paroliere per altri cantanti e anche scrittore. Raige è un artista a tutto tondo che in quest’ultimo album ha deciso di mettere tutto se stesso, raccontandosi senza remore e svelandosi allo stesso tempo vulnerabile e coraggioso.

Nel tuo album parli molto di te, della tua vita. Qual è la tua storia?

Vengo da Torino. Sono nato come rapper nudo e crudo nelle gare di freestyle assieme al mio gruppo, gli Onemic. Insieme abbiamo fatto dei bei dischi. Successivamente, ho pubblicato quattro dischi da solista, uno di questi molto importante per il rap italiano, che si chiama Tora-Ki. Dopo ho avuto un’evoluzione mia, personale, che mi ha portato a fare qualcosa in cui si senta la radice di quello che ero. Una cosa nuova secondo me, e che mi ha portato fino ad oggi ad “Affetto Placebo”.

Quando hai capito che era questo che volevi fare nella tua vita?

La mentalità è stata molto “torinese”, nel senso che fino a quando non ho capito che effettivamente riuscivo a vivere di musica non ho abbonato il lavoro. Questo è accaduto nel 2011, in quel momento mi sono reso conto che (conti alla mano) potevo vivere di musica. Allora, ho abbandonato il lavoro e mi sono dedicato solo ed esclusivamente alla musica.

Quali lavori hai fatto?

Ho fatto tutto nella mia vita. Sono stato manager per una multinazionale nel settore dell’edilizia, responsabile del post-vendita per una nota catena di elettrodomestici. Ho anche lavato le macchine e montato sale operatorie assieme a mio fratello. Altresì nota come mala sanità (ride).

Raige inizia la sua carriera nel 2005 con il gruppo Onemic, insieme al quale pubblica due album, “Sotto la cintura” (2005) e “Commerciale” (2011). Il trio hip hop torinese è composto da Raige e dai i rapper Rayden ed Ensi, quest’ultimo fratello di Raige.

Cosa ti ha spronato ad andare avanti?

Dopo l’ultimo album del 2011 con gli Onemic, io, Ensi e Rayden abbiamo aperto una società. Era il periodo ancora buio del rap italiano, dove la luce era vicina ma non vicinissima. Finita quell’esperienza, ognuno è tornato a fare i suoi dischi ed io sono stato contattato da un’etichetta indipendente. È stata la prima volta in cui avevo tutto pagato, ed è stato il momento in cui ho riflettuto e ho capito che potevo fare quello nella vita.

Anche in questo ultimo album hai collaborato con Ensi e Rayden. Lavorare con il proprio fratello non è sempre semplice. Per te com’è stato?

È stato gratificante sotto molti punti di vista. Scoprire come due visioni così diverse della musica potessero convivere insieme ha avuto un grande impatto per me. È vero, non sempre i fratelli vanno d’accordo, ma secondo me è una questione di educazione. Credo che ogni rapporto sia diverso. Il nostro legame è stato fortificato da quello che abbiamo vissuto, da quello che abbiamo passato. Questo non vuol dire che non ci siano mai stati problemi, come tutti i fratelli da piccoli ci ammazzavamo di botte. Adesso quando ci vediamo, purtroppo, siamo costretti a parlare spesso di lavoro. Poi lui è a Milano ed io a Torino, è difficile, ma ci sentiamo e ci vediamo appena possiamo.

Cosa ti è rimasto di più dall’esperienza con gli One Mic?

Sicuramente gli anni della spensieratezza, quando facevamo musica solo per la voglia di spaccare.

Adesso è più ragionata?

No, fino allo scorso album era ragionato. In realtà, anche i pezzi con cui ho fatto i Dischi d’Oro sono quelli meno intimi. Non sono meno sentiti, ma solo meno personali. Voglio tornare a fare le cose per un’esigenza artistica, non per un dovere commerciale. La forma rimane la stessa, cambiano i contenuti e l’approccio a tutto quello che è la musica. Anche nel mio disco più underground che è Tora-Ki, che suona veramente Golden Age, cantavo i ritornelli perché per me era già fondamentale dover dare una parte di melodia.  Sono andato via dall’etichetta multinazionale per avere la possibilità di scrivere della musica mia, personale. Questo di per sé è già un suicidio commerciale, ma la cosa più coraggiosa è che non ho messo la mia faccia in copertina. Voglio dare un messaggio chiaro, non mi interessa mettere la faccia, quella l’ho messa fino all’altro disco: adesso andiamo oltre.

Nelle tue canzoni si sente molta nostalgia, ma di cosa senti la mancanza?

Io ho questa vena malinconica. Sono un pensieroso…

…un po’ un cantautore?

Esatto! Sono molto vicino al cantautorato, tant’è che scrivo canzoni per grandi nomi del pop. Vengo da quella scuola, da quella potenza delle parole caratteristica dei grandi cantautori. Voglio pensare di poterli omaggiare. La mia musica, oltre che essere molto autobiografica, ha questo tratto malinconico. Sono “un preso male” (sorride).

La carriera di Rage come solista è cominciata nel 2006, e da allora ha collaborato con numerosi rapper come Salmo ed Emis Killa, ma anche con artisti della scena pop italiana come Annalisa. Insieme, Raige e Annalisa hanno ricevuto il Singolo D’Oro per la canzone “Dimenticare (Mai)”, che ha venduto oltre 25.000 copie. Dal 2016 si presta come paroliere per altri cantanti, tra i quali Tiziano Ferro, e nel 2017 ha pubblicato un libro “Tutta la colpa del mondo” per la casa editrice Rizzoli.

Scrivere per me è un processo di auto-psicoanalisi. Purtroppo, ho vissuto delle esperienze molto forti in un’età di formazione, adolescenziale. Questo non mi ha permesso di fare delle cose che avrei voluto fare, e mi ha costretto in delle situazioni. Ma va benissimo! Dopo anni, se scrivo lo devo anche a questo. Indubbiamente mi ha segnato, ma mi ha consentito di vedere il mondo in un modo in cui lo vedo solo io. Adesso ogni canzone è come una piccola immagine dalla mia finestra personale.

Non tutti riconoscono il peso che certi eventi hanno potuto avere sulla propria vita. Invece tu sembri averlo presente.

Cerco di ricordarmelo. Questo “Affetto Placebo” parla di questo, delle debolezze che diventano punti di forza. Scrivo molto dell’universo femminile, ma non per scelta commerciale. Sono cresciuto con mia mamma che mi ha avuto quando era ancora una ragazzina, a 18 anni. Eravamo assieme ma soli, e lei ha proiettato su di me tutto quello che avrebbe voluto da un uomo. L’universo femminile è un punto di vista che mi tocca davvero, è una sensibilità che mi è stata trasmessa.

Come sei arrivato a comprendere questi aspetti di te?

Con il tempo. Non sono bravo nella vita di tutti i giorni, ma a fare voli pindarici e a girare la frittata in tutti i modi si.

Nei tuoi testi non ti risparmi, ti metti sempre a nudo confessando anche le tue emozioni più intime. Credi che i tuoi colleghi facciano la stessa cosa?

Non lo dico per presunzione, ma penso di non avere colleghi. Non sono identificabile in un genere preciso e quando me lo chiedono amo dire che “faccio musica triste senza un genere preciso”. Gli altri sono stati forse più fortunati di me, oppure vedono le cose brutte e le usano per parlare di rivalsa sociale. Io sono già stato la mia bandiera, non ho bisogno di parlare di questo ora. Sento di dover nutrire il mostro che alberga dentro di me e che mi corrode, ma grazie al quale riesco a scrivere. Se smettessi di essere come sono, non scriverei neanche più, forse.

Sui social sei molto attivo, con dirette e storie che tengono sempre aggiornati i tuoi fans su quello che stai facendo.

Anche in questo mi gestisco a modo mio, cerco di avere il one to one con il pubblico. Ci sono fans che mi seguono e che vengono a tutti i miei store, spesso ci conosciamo e alcuni di loro li ricordo bene. Siamo cresciuti insieme, abbiamo vissuto le fasi del mio cambiamento artistico assieme. La sento anche come una responsabilità, perché comunque sento di essere anche la voce di alcune persone.

Com’è il tuo rapporto con il pubblico?

Sono stato fermo tre anni, ma credo di dire essere sincero se dico che forse, anche se non ho un fanbase gigante, ho dei fans che sono “miei fan”. Nel senso che li condivido poco con altri. Una delle persone più importanti della mia vita mi ha detto: “Per capire la tua musica dovrebbero conoscerti, ma non tutti si meritano di conoscerti”. Questa cosa mi ha fatto riflettere. Penso che Lei abbia ragione: se scegli di ascoltare le mie canzoni mi conosci e non tutti dovrebbero conoscermi.

Lei?

Si Lei. E’ araba.

In effetti c’è tanto amore in quest’album.

Si. Nell’album ho inserito tre storytelling. Una per una donna che ho visto di sfuggita, una per una donna che ho conosciuto troppo poco, ed una per una donna che non conosco ancora e che si chiama Asia.

Quindi Asia non c’è ancora?

Non ancora, ma arriverà presto…

E gli haters?

Tanti. Ma io me ne sbatto, quelli ci sono sempre. Guarda qui..

  • E mi fa vedere una tessera elettorale di suo nonno che, laureato in scienze politiche, pur di non iscriversi al partito della DC ha fanno il muratore a vita! Partito comunista italiano, 1952: firmato da Togliatti in persona.  

Ecco, questo per dirti che assolutamente non sono di destra. Però credimi, non tutti dovrebbero avere la possibilità di parlare sui social. I social sono un mezzo molto potente, il fatto di poter parlare e dire la propria non è una cosa sempre positiva perché tendenzialmente viene fuori l’inadeguatezza, la maleducazione e tutto il rancore della gente. Solitamente chi parla male ha una vita infelice, e utilizza i social per sfogare questa frustrazione. L’unico modo per combatterlo è la conoscenza. Bisogna esserne consapevoli.

Oggi ci sarà il primo incontro alle 18.30, alla Feltrinelli di Piazza Piemonte 2. Cosa ti aspetti?

Credo che quest’album mi toglierà molto del pop accumulato e mi ridarà un po’ di fan di vecchia data.
Non sono mai stato un mostro da numeri incredibili, ma ho avuto dei successi che mi hanno permesso di fare quello che volevo. Due o tre sbandate possono essere perdonate, e poi mi hanno permesso di fare altro. Voglio fare della musica di cui andare fiero e questo vuol dire non avere compromessi. Oggi nelle auto non c’è neanche più spazio per i cd, nel momento in cui un fan compra un disco lo fa per avere la possibilità di vivere un’esperienza con l’artista; per questo ci tengo molto agli in-store. Anche per questo per il disco ho scelto un formato digipack, con doppia anta, ed ho inserito un libretto con i testi che per me sono fondamentali: vieni allo store, ascolti il mio disco live e poi il resto. E’ un approccio diverso, difficile e tortuoso, ma è quello che voglio fare. Le soddisfazioni me le sono tolte, e di questo ringrazio Dio.

Credi in dio?

Ho una mia spiritualità, ma questo forse dipende anche dai peli bianchi!

Quali sono i tuoi programmi dopo gli in-store?

Quest’estate sarò molto impegnato, non posso ancora parlarne ma ci saranno DUE SORPRESE BOMBA. Per questo il tour partirà ad ottobre. Mi piacerebbe portarlo unplugged con batteria, chitarra e voce. Senza basi, ma assieme ai musicisti e in club piccoli, in cui vivere un’esperienza potente.

Intanto, gli incontri con il pubblico negli in-store sono proseguiti a Torino, Bologna, Firenze e Roma. L’ultimo si terrà il 28 maggio alla Mondadori di Salerno, città al quale Raige si sente molto affezionato. L’appuntamento è alle ore 14.30 al bookstore in Corso Vittorio Emanuele 56.

ED ORA…
LE DOMANDE DEI FANS!

@luca_mastropierro_:
Ti sei emozionato quando ti sono arrivati tanti complimenti?

Si perché io non do mai niente per scontato.

@carmenbasile35
In quanto tempo hai scritto il disco?

Per mettere undici pezzi ne avrò scritti almeno trenta. Ci ho messo un anno e mezzo circa, ho iniziato a lavorarci a fine 2017.

@ilaria_g93
Com’è nata “Bellezza collaterale”?

Bellezza collaterale è uno degli storytelling che parla di una donna che ho conosciuto troppo poco, una ragazza di cui sono profondamente innamorato. Quello che conosco di lei me l’ha raccontato, quindi ho provato ad immaginarmi com’è prendere e partire per studiare in una città grande, per poi capire che non era così forte come pensava. Avrei voluto esserci in quel momento per dirle: “Non la vedi la bellezza collaterale?”.

@messizo
Da quanto scritto reputi tua mamma la persona più importante della tua vita?

È stata fondamentale, però ci sono persone altrettanto importanti.


Il nuovo album di Raige “Affetto Placebo” è disponibile dal 24 maggio 2019 sulle maggiori piattaforme digitali e nei migliori negozi di dischi, Ascoltalo ora.

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Cabiria
Tutto ha avuto inizio in un giorno qualunque, quando una timida bambina dagli occhi scuri e la pelle chiara venne alla luce dalle fiamme ardenti del fuoco. Sin da quando iniziò a muovere i suoi primi passi, Cabiria fu ammaliata dalla musica e dalla vita. Da allora, non ha mai smesso di amare l'arte in tutte le sue forme.
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