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Intervista a Laioung: “A settembre dieci nuovi brani”

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Un leone: così ama definire sè stesso e il suo manager, seduto dietro di me. Laioung regala l’impressione di avere un filo conduttore, un percorso a lui chiaro da seguire e che il 26 aprile l’ha fatto tornare sulle scene dopo una lunga assenza. Quando si siede davanti a me, a microfoni spenti, comincia a raccontarmi che:

Negli ultimi mesi sono stato in Brasile, Canada, Stati Uniti. La RRRMob sono io, sono i ragazzi che incontro per il mondo e che hanno talento, voglia di fare. In Brasile sto producendo dei ragazzi; quando sono tornato lì, qualche settimana fa, cantavano i miei pezzi: sono cose che danno una grande carica. In America invece sto lavorando a delle collaborazioni. Fra un po’ saprete.”

Accendo il registratore e gli chiedo di fare un passo indietro, di raccontarmi cosa l’ha portato a sentirsi in dovere di ripartire:

cosa vuoi lasciarti alle spalle?

Situazioni, persone negative. Dopo un po’ crescendo, ti accorgi di aver dato tanto a persone che alla fine non valevano. Non sto parlando di rimpianti, voglio andare avanti, rinascere. Dopo Giovane Giovane la gente mi ha voluto cristallizzare così, come quello lì, ma le persone non mi conoscono ancora. Rinascimento è un’espansione di Ave Cesare: non sono cambiato, sono sempre io, ma ho tanti volti. La gente ne ha visti 20, ne ho 200, 300.

Gli chiedo, scorrendo la tracklist, come mai nell’album ha deciso di non inserire featuring se non quello di Diawel.

Diawel è un ragazzo di Siracusa. Ha un passato molto forte e mi è piaciuto artisticamente. Abbiamo legato tanto, si è dimostrato una persona vera: alla fine si è ritrovato nel mio album. A breve uscirà con collaborazioni nella mia etichetta, ora sto producendo per lui. Ma a settembre, comunque, esce la copia fisica dell’album. Farò gli instore e ci saranno dieci tracce inedite. La seconda parte di Rinascimento arriverà fra poco quindi. Con questa prima parte volevo tornare io, con le mie produzioni, i miei lavori raccolti dell’ultimo periodo. Ci sono pezzi a cui sono molto legato.

Per spiegarmi la crescita, ed il pubblico che può raggiungere grazie al nuovo progetto, comincia a rappare i primi versi di Quanto ci Tieni, lì davanti a noi

Non avevo niente, non avevo niente/Di quello che dicono loro non posso fidarmi/Non è vero niente, no, non avevo niente/Ora sono indipendente

Mi dice che nel brano di Avere Cesare “Ci si ritrova di più un ragazzino in italia, che uno al di fuori. Quest’album invece (Rinascimento) può arrivare a più persone. Prima arrivavo a chi condivideva con me il non avere niente, ora invece i miei pezzi sono più trasversali, nascondono molte più subliminalità che possono essere comprese da un pubblico più vasto.”

Riprendiamo da 5€ per morire, e gli chiedo: cosa ti ha spinto ad inserirla nell’album? È un pezzo che tratta di una tematica spinosa, di denuncia, racconti una realtà che in Italia viene dimenticata, relegata alla cronaca. 

Mi ha spinto il flauto di mio papà, le chitarre di Bruno – sorride. A questo, ho voluto aggiungere mie esperienze, storie che ho sentito di una realtà esistente e troppo taciuta. Il giorno dopo che ho registrato il pezzo è uscita una notizia, dei ragazzi erano morti lavorando in queste condizioni. Di lì ho deciso che andava messa nell’album.

Sei cittadino del mondo, come ripeti spesso, e come Ghali, Tommy Kuti, ti sei schierato anche con la RRRMob a favore dell’integrazione. Senti il peso o il dovere di comunicare un certo tipo di messaggio?

Sento il dovere, ma il peso no. Quando dormivo in giro per Milano perchè non potevo permettermi un albergo e nessuno tra gli amici riusciva ad appoggiarmi, quello era pesante. Sento il dovere, ma il pubblico è comunque consapevole. Ci arriva da solo a certe cose. Però, sì, spero che la mia musica sia d’aiuto per le persone a rialzarsi e a non mollare. Non bisogna gettare la spugna, ma rimboccarsi le maniche, continuare a lottare.

Leggiamo due versi:

/LA CULTURA È IL MIO SOLO RISO/

(Territorio)

Parli spesso di cultura, un concetto insolito in un ambiente urban dove in pochi spingono concetti cui vale la pena prestare ascolto. Qual’è il tuo concetto di cultura?

La cultura è fondamentale. In Italia bisogna essere consapevoli che il mondo ci guarda, e non possiamo plagiare canzoni americane ora che l’America comincia a guardarci. Abbiamo la sonorità adeguata, il rispetto della cultura è importante. Quando uno ti manda un pacchetto di soldi per fare una collaborazione con un artista mai visto non c’è rispetto, non c’è cultura. E’ importante il rispetto dell’arte, degli artisti.

/IL RISULTATO DERIVA DA TANTA PRESSIONE/

(Amigo Amigo)

-Il risultato desiderato proviene da tanta pressione. Noi prendiamo questa piccola pietra opaca: la gente ti dice di buttarla, ma se ci lavori diventa un diamante. Se vuoi qualcosa bisogna trasformare quella pietra. Il mio Rinascimento proviene da un Medioevo. La luce dal buio. Ognuno di noi è qualcuno quando è consapevole di chi è realmente. Una persona si deve conoscere, conoscere sè stessa senza emulare, seguendo il proprio cuore. 
La scena rap in Italia sta affrontando la prova di maturità.

Gli chiedo allora cosa ne pensa di quegli artisti eletti paladini dell’urban, che poi hanno deciso di svoltare, di smentirsi e sperimentare.

Un artista in questa realtà nasce dall’urban, sì, ma quanto è urban la scena dell’artista, quanto è legato a un certo tipo di sonorità? Se ci sentiamo arrivati ad un apice musicale, una piccola visibilità ci permette di arrivare a tutti in un senso musicale, allora bisogna percorrere questa via che è un’autostrada invece di un piccolo viale, poi ovviamente ci sono tanti modi di rendere accessibile la propria musica.

A microfoni spenti mi regala un paio di adesivi e rimaniamo in parola di rivederci a settembre, per finire la chiacchierata, dopo aver ascoltato la seconda parte della sua rinascita.


Il nuovo album di Laioung “Rinascimento” è disponibile sulle maggiori piattaforme di streaming audio e nei digital stores dal 26 Aprile 2019.

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Emme Damna
Nato poco prima che il millennio volgesse al termine, ho vissuto inseguendo una sconosciuta, tra i libri, che aveva chiesto di essere seguita. Lei era provincia, ed io un ragazzo dei tanti, figlio della musica e dei samprietrini
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