G. Werther non ha un nome, non ha una faccia e nessuno sa chi sia. Sappiamo solo che il suo EP si chiama “Musica pe’ scopa’” e che ci sono in programma nuovi lavori.

Il nuovo Ep di G. Werther “Musica pe’ scopa’” è disponibile su Spotify dal 14 giugno 2018.

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Film e libro preferito?

Libro “Di noi tre” di Andrea de Carlo che ha un particolare legame con mio padre perché fu lui a consigliarmelo.

Film probabilmente “Forrest Gump”. Innanzitutto perché mi piace che il racconto si fonda con i fatti reali del periodo in cui è ambientato, tipo quando lui è seduto vicino a John Lennon. Poi comunque perché è uno spaccato sugli USA che tratta molti argomenti, guerra in primis. Senza contare che Tom Hanks è anche il mio attore preferito.

Quindi per te la vita è come una scatola di cioccolatini?

Non posso dire di no, anche se alla fine è “sì” davvero.

Perché ti chiami G. Werther ?

C’entra sempre mio padre. “I dolori del giovane Werther” è uno dei suoi libri preferiti, ma in realtà la G non sta per quello, ma per Giacomo che è il nome del mio bisnonno. Mio padre mi dice sempre, un po’ per scherzo, che avrebbe voluto chiamarmi Giacomo Werther.

Perfetto! Passiamo alla musica: quali sono le tue principali fonti d’ispirazione al di fuori del mondo musicale?

Quasi solo la vita quotidiana. Werther è nato per raccontare le cose che vedo. Parlo in terza persona…

Ma quindi, per te, Werther, è un filtro attraverso cui far emergere la tua reale persona o è un altro personaggio, che non ti appartiene così tanto, ma che vuoi mettere in scena?

Non mi appartiene così tanto. Il primo pezzo è nato perché con Bobo abbiamo provato a rifare la batteria distorta di “institutionalized” di Kendrick Lamar così per divertimento ed è uscito “Di chi è la colpa?”. Lì sono effettivamente io. Da lì siamo andati avanti, ma col compromesso che io non avrei mai mostrato il volto. Non so il reale motivo, però non mi va.

Questo mi permette anche di dire cose che io non direi. Stesso discorso che fece Fibra in quella famosa intervista dove dice che bisogna distinguere le parole di Fabri Fibra da quelle di Fabrizio Tarducci.

E non nascondo che ci sia ancora un po’ di vergogna.

Te lo sei posto il problema dei live?

Se l’è posto Bobo. Io ho iniziato senza nemmeno considerare l’ipotesi. Ti dico, non so ancora, ma probabilmente userò una maschera.

Più che altro il volto nascosto è un’arma a doppio taglio. Crea curiosità, ma ti rende la vita più difficile adesso che la musica vive anche tanto di immagine.

In realtà non mi interessa, non per essere sbruffone. Ma la cosa fondamentale, per me, è che i pezzi piacciano. Ma ti chiedo: esiste davvero qualcuno che non ascolta un artista, nonostante gli piacciano i pezzi, perché non fa vedere la faccia? Non penso, sennò i Daft Punk non esisterebbero.

Passiamo a “Musica pe’ scopà”, il tuo EP. Com’è nato il concept?

Ci siamo guardati intorno e, con molta onestà, noi siamo dei nessuno. Non avevamo mai fatto nulla del genere e volevamo qualcosa che facesse presa sul pubblico.
E adesso quello che fa più presa è quel filone della musica indie che sta andando molto. Tanto che la playlist Spotify di Disagio Way (che è un po’ la massoneria dell’indie) si chiama “Musica pe’ scopà”.

Un nome che nasce un po’ dallo sfigatello in cameretta che faceva musica con la chitarra per scopare. Però nessuno aveva ancora fatto un pezzo con questo titolo.
Non sono cose di cui parlerei IO, ma non avendo la faccia posso.

Quindi ha molto peso la scelta commerciale. Però l’arte la si fa anche per la necessità di esprimersi. Tu come bilanci queste due cose?

Verissimo. Infatti in “Di chi è la colpa” sono io, in “Musica pe’ scopà” no. La cosa comunque nasce dalla volontà di attirare l’attenzione, senza girarci intorno. Quindi, dopo il primo, abbiamo semplicemente deciso di andare avanti. Non so poi come si evolveranno le cose.

Tu dici “c’è chi lo chiama rap, c’è chi lo chiama hip hop o indie rap”. Tu il tuo come lo chiami?

Io credo sia rap. Bobo dice che è assolutamente rap. Però lo dico apposta, perché adesso anche Mecna è considerato indie, che secondo me assolutamente no.

Quindi per te ora il confine tra i generi musicali è sempre più labile.

In realtà non troppo. Forse per come viene concepito e non per come viene fatto. Secondo me Mecna il disco lo pensa rap; poi finisce nelle playlist indie. Alla fine dipende da come un prodotto viene inteso.

Quindi l’ascoltatore conta più dello stesso artista nel collocarlo in un genere?

Evidentemente sì. Perché se al MiAmi Festival, che è di musica indie, dove sono stato, nei dj set dopo il concerto mettevano Sfera Ebbasta e la DPG… Sembra che tutto piaccia a tutti.

Dai pezzi sembra che tu ironizzi sul fatto che la musica per scopare sia uniformata. L’ironia, però, sottintende sempre una critica. Quindi: questo per te è un male o un’onda da cavalcare?

Noi la vogliamo cavalcare. Sempre perché, come ti ho detto, vogliamo attirare l’attenzione. Scrivendo mi sono rivisto in molte cose, ma non c’è nessuna critica a nessuno in particolare.

Semplicemente tratto l’argomento con ironia.

Quindi, se la musica indie ora sta spopolando, come sempre quando un fenomeno dilaga diventa difficile capire chi siano quelli realmente validi. Quali possono essere dei parametri per valutare un artista indie?

Forse ora meno, però ci sono state valanghe di copie di Calcutta. Forse ora quelli validi sono quelli che non copiano Calcutta.
Chi fa cose nuove vince, guarda Frah Quintale.

In tutti i pezzi citi almeno un rapper o un cantante. Non è comune come cosa. Perché lo fai?

Sempre perché ascolto e vedo cose e poi le dico. E per attirare l’attenzione.

Ora ti chiedo un parere. Kurt Cobain disse “la musica rap è l’unica forma vitale di musica esistente dopo il punk-rock”. Cosa ne pensi? Non è in contraddizione con quel panorama hip-hop qualunquista su cui ironizzi?

Beh, innanzitutto devo dire che tutti gli artisti che cito io li apprezzo. Sono loro fan. Poi do ragione a Cobain, perché l’hip-hop a quel potere di rinnovarsi sempre e di restare sempre vivo.
Ora si dice che il rock è morto, forse è perché non ha avuto la forza di crescere e modificarsi nel tempo.

Cosa che il rap ha fatto. È nato parlando dei ghetti dove la gente aveva fame e ora parlano tutti delle Gucci. Si è evoluto. Non a caso il primo artista Spotify per ascolti è Drake.

Quindi, secondo te, è un errore il fatto che ora si parli delle Gucci. Perché, se ci pensi, loro parlavano del ghetto per uscirne. E ora ne sono usciti.

È IL grande punto interrogativo. La mia tesi di laurea era sulle influenze che hanno cambiato l’hip-hop.

Concludo citando Simmel che dice che quando una sottocultura prende piede e diventa una cultura dominante c’è da chiedersi se il gioco valga la candela. Prima non ti cagavano, ora che sei sopra a tutti cosa fai? Mantieni quella linea? Cambi? Non ho una risposta.

Parlando da ascoltatore ti dico che non sono d’accordo con quello che oggi si vende di più come rap.
Allo stesso tempo un artista come J-Cole è attuale, ma mantiene una linea “vecchia”. Alla fine basta starci attenti.

Questa cosa del rapper con le collane d’oro c’è perché avevano una fame della Madonna e poi, col successo, si compravano i gioielli per farti vedere che ce l’avevano fatta.

Non rispecchia il mio gusto, ma lo capisco.

La musica hip-hop è legata alla contemporaneità. Ma tu te lo sei posto il problema dell’eternità? Mi spiego: un artista produce per lasciare un segno. Come può lasciare il segno della musica che viene fatta per descrivere un momento preciso?

Beh, se ti senti adesso “Quelli che benpensano” è ancora attuale ed è di 20 anni fa.
L’hip-hop ha una cosa che gli altri generi non hanno: il campionamento. Che ti permette di guardarti indietro e di adattare alla modernità. In Italia è da poco che il rap va forte, comunque. Dovremmo parlarne tra 10 anni.

Ora l’indie si sta fondendo con l’hip-hop. L’indie è sempre stato il genere dei depressi, un po’ hipster, chiusi in casa, etc.. Insomma, è quello l’immaginario comune. L’hip-hop invece è un genere politicizzato, per quanto gli argomenti cambino o possano essere superficiali, comunque c’è quel denominatore comune. Il rapper si schiera, magari anche solo implicitamente, ma lo fa. Secondo te, l’indie sta prendendo questo fattore?

Io non lo sento così tanto. Dischi indie dell’ultimo anno con dentro della politica non ne ho sentiti.

Quanti, sentendo Carl Brave che dice “Hai l’indianino 24h a casa, mangi il bovino ma per lui la mucca è sacra”, ci sono soffermati? Quanti invece hanno cantato il ritornellino? Alla fine si rifà tutto agli ascolti.

Io la canzone che dice esplicitamente “odio Salvini” non l’ho ancora sentita. Probabilmente è il periodo, magari tra un anno sarà più forte. Ora come ora non me ne sto rendendo conto.
Poi è difficile esporsi. Guarda Gemitaiz quanto si è esposto e quanta gente gli ha scritto tipo che smetteva di ascoltarlo.
Lui ha avuto le palle, ma quanti possono avere paura di farlo per non perdere seguito?

Non ti viene da pensare che l’ascoltatore medio sia una merda? Se ci pensi, da Gemitaiz, serviva che si esprimesse per capire il suo parere? Alla fine era ovvio, non capisco chi si è stupito.

Non per forza. Infatti lui si è trovato un sacco di ragazzini che dopo gli hanno scritto cose tipo “fai schifo, ora non ti ascolto più” etc.. È paradossale.

Il rap, comunque, oggi va tanto perché è pieno di ragazzini che lo ascoltano. E al ragazzino di sentire che a Gem fa schifo Salvini non interessa.

Se parlo di una cosa devo essere sicuro che il mio messaggio venga recepito da tutti alla stessa maniera. Oggi è così? Io non credo.

Il tuo EP segue un concept. Ma, secondo te, adesso quanto funziona il concept album in una realtà musicale che vive di singoli?

Oggi probabilmente poco. Il disco viene più concepito come una lista di singoli. Poi dipende dall’artista e dal suo pubblico. L’ascoltatore medio di Sfera Ebbasta è più piccolo dell’ascoltatore medio di Carl Brave.

Fai tu che al concerto di Frah Quintale e Tedua i ragazzini insultavano Frah Quintale. Perché? Non so dirtelo neanche io. Sicuro che a 14 anni non hai voglia di sentirti dire determinate cose, ma è più divertente sentirne altre.

Tornando al concept album: dipende da cosa dici. Perché se il concept è quello di Sfera Ebbasta allora ti dico di sì.
Se mi dici il disco politico che parla di temi calmi, allora è no.

Salmo ha fatto il disco nuovo che si chiama “Playlist”. Così Drake, due anni fa, non ha fatto uscire il disco nuovo, ma una playlist.

Ti devi relazionare col tuo pubblico. Se vogliono sentire che parli delle Gucci tu puoi farne anche 5 che parlano di politica, oltre a quelli. Ma sai già che avranno molto meno successo. Però almeno li fai, può essere un compromesso. Prima di parlare devi chiederti “a chi sto parlando?”.

Ultima domanda: progetti per il futuro?

L’EP è nato quasi per gioco, senza chiedersi cosa fare dopo. Noi siamo soddisfatti dei risultati. Un po’ di persone mi hanno chiesto per chiedermi se faccio uscire altro.

Un minimo di attenzione c’è stata, quindi andrò avanti.
Posso dirti che c’è un singolo pronto. Il resto è tutto un “vediamo”.
È nato per gioco, sta continuando a esserlo, vedremo se potrà diventare qualcosa in più.

Ascolta “Musica pe’ Scopa’” il nuovo ep di G. Werther

 

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