John Durrel a.k.a. Dr Jack è un artista abruzzese di origini africane. Dal 2012 fa parte dell'ambiente hiphop italiano. Si mostra da subito un ottimo freestyler partecipando al Mic Tyson, al Tecniche Perfette e vincendo il Fight Club. Dal 2017 collabora con la Jamrock Records e, nel 2018, ha fatto uscire il nuovo disco "Jataka", che affida le produzioni a James Logan e vede i featuring di Tmhh e William Pascal. Talentuoso e sperimentale, dimostra una particolare attenzione per i suoni più disparati (come dimostrano anche i suoi lavori precedenti). Il suo obiettivo principale è uno: fare musica per fare del bene a chi lo ascolta.

Questa è la solita domanda di introduzione: film e libro preferito?

Allora, io sono più un amante dei libri che dei film. Quindi ti direi "Siddharta"  di Hermann Hesse che è quello a cui sono più affezionato.

Per i film ti dico "primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera" di Kim Ki-duk, che ho scoperto per caso in TV e poi mi sono andato a rivedere. È una pellicola con pochissimi dialoghi.

Quello che leggi o vedi ti condiziona nelle produzioni musicali?

Il film pochissimo, anche perché quando scrivo una canzone io mi immagino già il film e la storia che c'è intorno, immaginando le ipotetiche vicende di un mio film.
I libri mi influenzano di più. Per "Jataka" ci sono stati dei libri che mi rimbalzavano nella testa e mi creavano immagini. Soprattutto leggendo i classici torno un po' sognatore perché fanno fare quello sforzo intellettivo di immaginare.

Quindi preferisci i classici alla letteratura moderna o contemporanea?

Sì, sicuramente. Ho avuto un periodo di difficoltà con la lettura in cui leggevo solo libri leggerissimi, tipo "I misteri della jungla nera". Però con i classici sono andato indietro nel tempo fino all'antichità, ad esempio come mi sono letto "I tre Moschettieri" così mi sono riletto tutta l' "Eneide". In generale mi piacciono molto i romanzi di avventura. Cose come "Cuore di tenebra" o "Storia di Arthur Gordon Pym". Quelle cose da sognatori, ecco. Poi secondo me leggere opere di questo tipo aiuta a resistere al cinismo del mondo. Infatti non sopporto Bukowski, per farti capire. Il mondo letterario moderno costellato di morte, splatter e finali alternativi (tipo quelli in cui il protagonista viene ucciso) non lo reggo troppo. Preferisco il lieto fine.

Hai uno strano rapporto con la lettura.

Sì, molto spesso non mi ricordo gli autori o i titoli. Però ricordo benissimo i protagonisti e la storia. Parlo più con loro che con chi l'ha scritto.

Passiamo invece al mondo musicale. Ho sentito tutto "Jataka" e mi è piaciuto molto. Ho notato però che usi delle tonalità veramente insolite, come sei arrivato a svilupparle o a sceglierle?

Ti dico, da due anni circa ho smesso di ragionare sulla musica in termini razionali. 

Io ho sempre fatto musica, fin da quando ero piccolo. Però la vivevo diversamente. Credo ci sia una grossa differenza tra chi fa musica e chi fa il cantante. Perché cantare è un'azione che fanno tutti gli esseri umani. Fare musica significa che parli con le persone e tu sei un singolo che ha un sentimento e lo trasmette e per questo piace a chi ascolta. Poi comunque vado a periodi, tipo mentre scrivevo "Jataka" leggevo molto e non ascoltavo musica, se non la radio. Ho avuto un'evoluzione nel percorso e la cosa fondamentale che ho fatto è stata legarmi con un beatmaker che adoro che è James Logan. Sentii dei suoi pezzi molto tempo fa e ci strinsi un rapporto. Gli diedi dei consigli e dopo un po' è divenne fortissimo. Poi lui ha un gusto sulle melodie e di armonia con cui mi trovo benissimo perché lega i sound black al sound pop. E a me piace il pop: è bello quando la musica coinvolge le persone. Poi, detto sinceramente, un po' me ne capisco di musica e sono molto puntiglioso.

 

Tu in un pezzo parli del "paradosso di Aladino". Mi ha colpito come espressione. Cosa intendi precisamente?

Viene da "Negritudine". Che da un lato è stato il pezzo che ho scritto con più facilità e dall'altro è quello che è uscito più criptico. A me piace essere immediato e arrivare subito con le parole.​ 

Lì parlo delle cose che ti rendono nero di umore nella vita e faccio questo gioco di parole, che il nero è sempre stato accostato al cupo.
Il paradosso di Aladino è legato all'Italia, dove spesso si finisce per rendere un eroe chi di eroico non ha nulla. Dico "…il paradosso di Aladino, prendi, rendi ogni malandrino un paladino". Aladino era un ladro. Sia dal punto di vista politico che sociale succede spesso di elevare un criminale a paladino della giustizia. È una delle mie espressioni preferite del disco.

Ti faccio un'altra domanda legata a un testo. Tu parli del "paragone tra la vecchia merda e la nuova poesia". Cosa intendi?

Questo lo dico in "Rivoluzione". Quello che voglio dire è che l'evoluzione segue un percorso naturale e porta in avanti, mentre spesso la rivoluzione sposta indietro. Il mio richiamo è al mondo della musica, in cui bisogna stare ben attenti a non confondere le due cose. Spesso si riciclano suoni vecchi. Anche il basso di adesso o l'808, è tutta roba che viene dal passato. Così come l'autotune.

Quelli che dicono che si stanno evolvendo, secondo me, spesso, stanno solo facendo altro, ma senza andare avanti. C'è molta gente che fa musica a cazzo senza portare rispetto ai valori di una cultura che, invece, vengono modificati e strumentalizzati.
Quindi, tornando alla frase: la roba di prima la chiamavano "merda" gli stessi rapper. E a livello di tecnica del suono, mix e master era oggettivamente sporca e indietro. Dunque siamo passati da roba tecnicamente inferiore, che però era più piena di contenuti, alla nuova poesia che adesso è tutto tranne che poesia, anche se tecnicamente fa paura.
Poi non capisco perché se cambi genere musicale devi anche cambiare modo di vestirti o modo di parlare. E questo mi dà fastidio.

Tu quindi questo discorso moltro progressista non lo applichi solo alla musica, ma in generale al mondo.

Sì, decisamente.

Allora ti cito una canzone dei Pearl Jam che si intitola "Do the evolution" in cui dicono, traducendo, "farò quello che voglio, ma senza responsabilità: è l'evoluzione baby!". Questa è la doppia faccia dell'evoluzione. Esiste quella consapevole e quella non. Però può dare manie di potere ed essere rischiosa e più dannosa che proficua.

Guarda, ti faccio un esempio. Prendi XXXTentacion. Lui faceva musica per sè stesso, libera. Non si poneva a capo del partito del progresso, così come non mi sento di fare io. Io accetto il progresso e sono contento che ci sia.

Soprattutto penso che, di fronte a certi cambiamenti, c'è chi li chiama progresso e chi li chiama ostacoli. Esistono i tanto famosi puristi che si incazzano per tutto questo.Però quello che succedeva prima, per quanto ti manchi, ora non succede più. Poi non mi sento di avere l'arroganza di dire "cambierò io il mondo". Non voglio questa responsabilità ahahah…

Semplicemente spero di dare alle persone qualcosa su cui ragionare. Senza essere un moralizzatore. L'importante è che ogni canzone abbia un messaggio. E l'unico paletto che mi pongo è non diffondere l'odio. Voglio condividere quello che ritengo positivo. Se sono in un momento negativo lo lascio passare e scrivo dopo, quando l'ho razionalizzato.
Non faccio musica politica o sociale. Faccio semplicemente musica libera.

Ancora una domanda sull'album. Il disco è composto da 8 canzoni e sulla copertina ci sono 8 maschere. C'è un collegamento o è un caso?

Innanzitutto il grafico è uno dei miei migliori amici da quando sono nato e si chiama Enrico Scarpitti.

8 maschere per 8 tracce perché sono 8 personaggi diversi che parlano. Jataka sono le varie reincarnazioni  di Buddha prima di terminare il ciclo delle vite.

L'idea quindi è stata di mettermi, per ogni pezzo, nei panni di qualcuno di diverso. Dal nero che protesta per l'uso di questa parola al rapper che si autocelebra, dal padre che abbandona il figlio all'immigrato.

Quindi abbiamo cercato qualcosa di tribale che rappresentasse i suoni che vengono usati, tipo alcune percussioni.
Tutto con un cielo stellato come sfondo che richiama molto l'EDM per collegarci alla modernità.

In generale i rapper che hanno avuto più successo ce l'hanno fatta perché avevano una missione da compiere. Qual è la tua? Come vuoi interagire con chi ti ascolta?

Su questa cosa dell'interazione ci ho ragionato molto e ti posso dire che voglio dare la possibilità alle persone di vivere storie che possano aiutarle.
Non c'è sempre la stessa strategia comunque. A volte faccio il cantastorie, altre parlo direttamente. Lavoro secondo ispirazione.

La cosa fondamentale, come ti ho detto prima, è che non vengano diffusi sentimenti negativi e che da ogni mio disco si possano trarre spunti di riflessione per migliorare la propria vita.

Io faccio musica per ragazzi e io, da più piccolo, ho avuto molti problemi quindi so che capita ai più giovani di caricarsi di brutti pensieri. So anche che siamo in un mondo che dà pari opportunità di espandersi alla negatività come alla positività. Quindi voglio ricordare che si può ancora sognare e che certi periodi passano.

Ho fatto un solo pezzo non a lieto fine, ed è "Il pianto del mare". Però era la prima parte di un disco, che poi non è uscito, che raccoglieva racconti e che sarebbe finito bene.

L'idea di fondo è di non rimanere mai incastrati nei propri labirinti mentali.

È un punto di vista insolito quello di non far uscire mai nulla di negativo.

Probabile ahahah… ma io faccio un sacco di cose strane. Va a finire che sono più artista nella vita che nella musica, dove alla fine sto abbastanza tranquillo. Sono abbastanza pop.

Se prendi il mio primo album, si chiama "Rinascendo", è quasi completamente autobiografico. Parla di un ragazzo che si riprende alla depressione. In quel lavoro non faccio nemmeno rap, se non in una canzone. Ho toccato vari stili di musica per raggiungere più persone possibile.

Quelli che dicono che non vogliono diventare famosi è perché non hanno un messaggio positivo da dare.

Io vorrei diventarlo perché penso di dire qualcosa di buono, male non faccio, quindi più persone mi ascoltano meglio è. Non consiglio cose negative.

Poi mi piace fare tutto. Se tra due anni va di moda il rock, io qualcosa di rock lo faccio sicuro. Ma non perché mi vendo. Avessi la possibilità di fare lirica farei anche quella.

Allora guarda, vorrei un tuo parere sull'attuale nuova scena italiana.

Quelli che ormai sono mainstream, che fanno più soldi che capelli, che sono Sfera Ebbasta e Ghali… Ecco, tra i due preferisco Sfera. Ghali ha dei testi esageratamente banali. Sfera invece ha ancora quella struggle, in alcuni pezzi, di rivalsa sociale che mi piace. Tipo in "Ricchi per sempre". Poi ti dico, musicalmente credo sappia poco. In un'intervista non sapeva cosa fosse l'autotune. Quindi grande anche Charlie Charles che oltre a farlo suonare bene, è riuscito pure a trovargli un suo suono caratteristico.

Poi c'è la scuola di Genova che sono bravi tutti. Tedua non ho ancora capito se è bravo o no sotto alcuni punti di vista. Però tipo "la legge del più forte" è un pezzo che mi piace molto.

Secondo me "Io in terra", di Rkomi, è il disco migliore che è uscito quest'anno tra gli italiani. Le sue canzoni richiedono più ascolti e questo un po' mi infastidisce, però mi piace troppo la sua ricerca nella metrica e le sue allitterazioni. Ha fatto un album perfettamente equilibrato tra ricerca del suono, parole e metrica. È sia hiphop che cantautoriale. L'unica sua pecca sono i live perché per riportare bene il disco sul palco, specie per i pezzi che fa, è impegnativo e dovrebbe migliorare vocalmente.

Dei più piccoli, invece, cito Tmhh e William Pascal, con cui ho fatto i featuring. E conta che io non chiedo featuring almeno che non mi vengano in mente da soli. Loro sono due artisti veri che cresceranno velocemente. Sono proprio bravi e ricercati.

 

Ti va di fare un "cosa ne pensi di" ?

Vai!

  1. Giuseppe Conte: Preparato.Colto. Ha l'attitudine diplomatica adatta al ruolo che ricopre. Basta con le macchiette!
  2. Young Signorino: Ahahahahahahah. Non è qualificabile. È un prodotto. A un certo punto, in cui girano molti soldi dietro, l'artista serve di meno perché è troppo ingombrante. L'artista fa il 90% e l'equipe ne fa il 10%. Qua le proporzioni sono al contrario. Secondo me ha deciso di diventare famoso senza interessarsi del come. Stima per il lavoro di marketing. Quello che ha fatto Big Fish per lui dimostra che i produttori italiani sono al livello di quelli stranieri ormai.Mi dispiace per le aggressioni ai live che sono proprio insensate. Ma ormai pochissimi ascoltano e tutti vogliono apparire.
  3. Elon Musk: Genio. Lo stimo perché un sognatore. A quei livelli di business sembra sempre che ci sia qualcosa dietro, ma io mi limito ad apprezzarlo perché sa sognare.
  4. Salmo: King. È il più forte. Ha fatto cose spaziali anche a livello umano. Lui è l'artista. Ha dato una bella scossa al rap italiano e dimostra che le produzioni vanno fatte con criterio. Lui fa musica fatta bene. Il rap non è solo di credibilità. Non è che se fai rap da 10 anni vali 10. Lui è arrivato e ha portato produzioni di livello e un modo di cantare superiore a tutti gli altri. Ogni volta che rappa spacca la base e se ci fai un featuring ti umilia. Cerca sempre di reinventarsi. Non è improbabile che lo sentiremo anche con l'autotune, per dire. Magari pioveranno le critiche, ma intanto comanda il rap game in un periodo di ragazzini, nonostante l'età. Salmo non è mai sceso a compromessi musicali. Salmo è come Lucio Battisti negli anni 70. Dopo 40 anni andrà ancora. Magari alcuni testi non sono granché, ma si sente che lui vuole fare quelli. Sa scrivere e se domani gli gira di fare il testo pesante, lo fa e spacca uguale.

Ti chiedo l'ultima cosa: quali sono i progetti per il futuro?

Sto lavorando a 3 progetti. Uno top-secret che riguarda più artisti. Gli altri sono due album che non so se usciranno insieme, separati a distanza di tempo o accorpati in un solo progetto. Sono due lavori di poche tracce (circa 5 ciascuno), con due producer differenti, che rappresentano due mie sfaccettature di fare musica. Un produttore è Ju Frenz dei Dabadub Sound System e l'altro è James Logan, che ci tengo a dire essere il migliore beatmaker emergente in assoluto. Sia perché ha una ricerca del suono spaventosa, sia perché è uno che ci tiene a fare musica bella e punta più alla qualità che alla quantità. Tenetelo d'occhio! Se gli chiede la produzione un artista e a lui non piace, gli dice di no. Così come se gli chiedi una base a caso. Non te la manda mica.

Ora dobbiamo vedere i due lavori come possono andare meglio insieme.

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