La musica è sempre positiva.

Siamo a Trezzo sull'Adda, al Live Club. 07/04/2018.

La cosa che succede di solito ai concerti, e che tra l'altro è anche abbastanza triste, è che quando ci sono sul palco gli artisti di apertura la gente si fa i fattacci propri e non ascolta per mezzo secondo. Così la Machete ha deciso di ovviare al problema nel modo più semplice possibile: "Buttiamoci due fenomeni".

E così è stato.

Il primo a calcare il palco è stato Axos. Con la giacca della Doomsday aperta e sotto a petto nudo. Un paio di jeans. I piedi scalzi. I capelli sciolti. Sembrava più uno dei Sex Pistols che un rapper del 2018.

Lui sul palco fa una cosa strana, ho notato. Anzichè saltellare da una parte all'altra si piega su sè stesso. Si contorce la schiena, le gambe e le braccia, come se ogni barra che canta la stesse sputando sporca di sangue.

Poi si leva la giacca. E prosegue, con un basso così potente che mi sentivo le budella tremare.

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Axos at Live Music Club – Ph by Riccardo Trudi Diotallevi

Affianco a me c'erano Dj Slait ed Hell Raton che sembravano imbambolati da ogni parola che vibrava dall'ugola di quel mostro horror-gothic che stava sul palco, che sembravano due bambini ad ascoltare la maestra al loro primo giorno di scuola.

Lo show finisce e saluta il pubblico: " Un vero artista non si veste, ma si mette a nudo".

E ciao. La manata finale.

Qualche minuto di pausa e arriva il secondo massiccio. Questa volta l'andamento è più cazzaro, più festaiolo. Dopo aver preso delle coltellate all'anima è il caso di farci saltare. Così arriva Dani Faiv.
Tutto colorato e gingillante. Sembra il paese dei balocchi.

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Dani Faiv at Live Music Club – Ph by Riccardo Trudi Diotallevi

Ecco, ora devo dirvelo: siamo nell'era della trap. Dell'autotune. Ma soprattutto – non nascondiamoci dietro a un dito – nell'era in cui su spotify son tutti fenomeni e sul palco fan tutti pena. Ne ho visti troppi di concerti di questi trappari new age che a momenti non sanno nemmeno come si tenga in mano un micro. Che cantano mezza canzone appena e fanno solo versi. Che non hanno manco il fiato per chiudere due barre di fila.

Beh lui no. Non è così. Il buon Daniele non te le manda a dire.

Piccolo aneddoto: ero al live con un amico a cui non piaceva per nulla, che mi ha sempre detto "massì, è uno a caso". Volete sapere quali sono state le sue parole non appena è sceso dal palco? "Ma è fortissimo!". Il giorno dopo è arrivato da me in auto con Dalai Lama sparata a mille.

Io mi son sentito in dovere di prendere Hell Raton e dirglielo che la Machete ha fatto l'acquisto della vita.

Ora tocca all'MVP. Alla star. In fondo il nome scritto sul biglietto è il suo.

Il microfono già dice tutto, ha applicata sul fronte una mano scheletrica che fa il terzo dito.

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Nitro at Live Music Club – Ph by Riccardo Trudi Diotallevi

Apre le danze con Buio Omega e lo show va avanti per più di un'ora e mezza tra i pezzi di No Comment e le tracce degli anni passati.

Dunque. Nitro è uno di quelli di cui ho visto l'evoluzione dal giorno uno. Il primo ricordo che ho di lui è al Leoncavallo, non so quanti anni fa, che, con tutta la Machete Crew, apre il concerto ai Good Old Boys. Più precisamente ho scolpito in testa il momento in cui mi raccoglie mentre gli cado addosso ubriaco e mi tira due buffetti seguiti da un "riprenditi bello".

Beh comunque le prime volte sul palco era diverso. Non sapeva bene come muoversi. A volte si agitava troppo. A volte troppo poco. Era incostante. Non aveva tutta la precisione e il fiato di ora. Già, perchè adesso è un animale che scalcia e ringhia con una ferocia completamente conforme e controllata. Sa perfettamente quello che fa. Conosce la sua potenza e la rende malleabile a seconda del suo desiderio. Non sbaglia il tempo di un millesimo di secondo e non ha nemmeno bisogno di qualcuno che gli faccia le doppie.

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Nitro at Live Music Club – Ph by Riccardo Trudi Diotallevi

E poi fa 'sta cosa che non mi era mai capitata. Ti guarda. Cioè non fa come tanti che fanno strepitare gli occhi da una parte e dall'altra per poi finire a fissare il soffito, per terra o nel vuoto. Lui proprio incrocia lo sguardo con la folla.

Verso fine live dice una cosa meravigliosa. Che esistono i momenti da dedicare alla felicità e quelli da dedicare alla tristezza, ma che la musica, anche quando scende nel baratro a scavare tra le sofferenze, comunica comunque qualcosa di positivo.

Lo show procede fino alla fine, quando decide di far salire sul palco tutta la sua seconda famiglia. Ci sono gli amici storici, i compagni di crew, i dj. E la sua ragazza, che era affianco a me mentre lui cantava San Junipero I e II e stava per mettersi a piangere.

Comunque Nitro resta " il rapper mezzo metallaro che fa tanto il nerd". E quindi cosa fa? Si toglie tutti gli allacciamenti elettronici di dosso, ricanta Last Man Standing e si lancia sulla folla per fare stage diving.


Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Nitro at Live Music Club – Ph by Riccardo Trudi Diotallevi

Backstage:

A fine spettacolo sono potuto andare nel backstage. Non vi dirò quello che mi hanno detto e nemmeno vi descriverò con precisione, nei dettagli, quello che ho visto. Non voglio fare il giornalista opportunista che cerca audience con qualche indiscrezione raffazzonata e troppo facilmente travisabile. Ci tengo solo a dirvi che sono esseri umani.

Nitro era spompato e ha comunque trovato la forza e la voglia per parlarmi e fare contento un fan.

Lazza era iperattivo e voleva andare a fare festa. Quando ci siamo incrociati lo sguardo non mi venivano le parole e così mi fa "se non sai cosa dire nel dubbio bestemmia".

Dj MS è in ottimi rapporti con la nostra pagina, così abbiamo parlato un po' di questo, di future interviste, di mantenere un contatto. Insomma, lì in mezzo era l'orso (è enorme) amichevole.

Però Axos. Lui è quello che mi è rimasto di più. Non tanto per quello che ci siamo detti, che comunque ho avuto la conferma essere una persona estremamente intelligente e umile. Quanto più come si muoveva, dove guardava, cosa faceva, come gesticolava. Mi sembrava di condividere lo spazio con un qualcuno di familiare. Di vicino. Di amico.

Tutto questo ve lo dico per ricordarvi che è vero che non sempre i grandi artisti sono dei grandi uomini, ma è anche vero che spesso non fanno nemmeno così schifo quanto ci piace immaginare.

Thomas.

 

Ringraziamo Riccardo Trudi Diotallevi per le foto.

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